The Corran Keepers

Le avventurose imprese di un quartetto di eroi sul mondo fantasy di Mystara.

29.12.03

Come il sole all'improvviso

Sole. Una bella giornata di inizio Yarthmont.
Le strade sono così belle, pulite, tranquille. Sembra tutto in ordine.
Lascio che il caldo dei raggi dorati mi scaldi la pelle. Ho avuto freddo per tanto di quel tempo che mi sembra di essere ancora intirizzito. Ma il sangue ha ripreso a scorrere caldo nelle vene.
È davvero finita? Me lo chiedo. Mi sento come un coniglio puntato da uno sparviero, paralizzato dal terrore, che all'improvviso lo vede svanire. O come un convalescente da una grave malattia che si alza dal letto e ancora non riesce a credere di poter camminare normalmente.

Le immagini scorrevano nella memoria intorpidita di Moran, mentre le scene familiari delle strade di Ierendi riempivano i suoi occhi... così simili, eppure così sottilmente diverse da quelle che erano state le vie dell'allegra capitale del Regno prima delle immani devastazioni apportate da Ferlha Morrh e della ricostruzione soprannaturale che nel giro di sette notti era stata compiuta dall'Arcinquisitore Nemrodus...

Non riesco ancora a credere che sia finita. Così facile, alla fine. Sembra quasi troppo bello per essere vero. È come se da un momento all'altro dovesse arrivare dal nulla un'altra freccia, o dovessimo ritrovarci un'altra lettera di scherno dal nostro boia sulla tavola della prima colazione.
E invece era finita. Non ci sarebbero più state frecce nella notte. Vairembre era morto. Quello che non era riuscito a nessuno in duecento anni era riuscito proprio a loro... o meglio, era riuscito a Nemrodus.
La trappola micidiale che aveva intrappolato per sempre Vairembre nel mondo delle ombre, entro il cerchio della città, costringendolo ad affrontarli, era stata opera dell'Arcinquisitore. Era stato lui a far ricostruire le vie secondo un nuovo piano regolatore, progettato da esseri di altre dimensioni... ricalcato sulla mappa di un luogo al quale Moran preferiva non pensare. Naturalmente l'aveva fatto per i suoi scopi, uno dei quali era senz'altro quello di prendersi un pezzo del Velo dell'Oscurità per esaminarlo; e l'aiuto che avrebbe dato loro era solo un piccolo beneficio secondario.
Ma, ad ogni modo, era finita. Spogliato del suo potere di entrare ed uscire a piacimento dalle Ombre, Vairembre si era rivelato semplicemente un essere fortissimo, ma non invulnerabile... un mostruoso incrocio tra un Drow e un essere umano, che però non aveva retto all'assalto combinato della spada di Moran, della magia di Ice Green, dei micidiali calci di Hierax... e sopratutto della potenza incommensurabile, in quella dimensione, di Narbeleth.

Quello che restava dell'anima di un uomo che la Morte si era finalmente ripresa dopo duecento anni era stato assorbito dalla spada di Fëaringel. Nemrodus non ne era stato molto contento, aveva sperato di poter tenere con sé il Velo per un po', per poterlo studiare. Ma per loro era stato meglio così. L'essere innominabile che si era ripreso ciò che gli apparteneva era stato placato e li aveva liberati del mostruoso potere che aveva loro concesso e che infine li avrebbe resi suoi schiavi.
Moran rabbrividì nuovamente al pensiero di quella scena allucinante. Erano stati completamente alla mercé del Demone... avrebbe potuto benissimo schiacciarli in un istante, riprendersi ciò che era suo, e cancellarli, oppure avrebbe potuto lasciare che il potere che aveva loro donato li corrodesse e li rendesse suoi servi per l'eternità. Sperare in concetti come lealtà e rispetto della parola data, trattando con un Demone, era futile: potevano solo sperare in un suo capriccio favorevole.
Ma Fëaringel si era rivolto ad Orcus con una stranissima nota di autorevolezza e insieme di confidenza nella voce, come se stesse parlando con un suo compaesano di Sayshell... e Orcus era sembrato - ammesso che questo termine fosse applicabile ad un Demone - come sorpreso e allo stesso tempo compiaciuto...
Basta con questi pensieri. È finita, e ora almeno per un po' le cose andranno meglio. L'influenza di Narbeleth su Fëaringel per il momento è sotto controllo, e potremo dedicarci con calma ad altre faccende.
Sempre che, naturalmente, gli emissari di Alphaks non venissero a conoscenza dell'aiuto che avevano dato al suo arcinemico Orcus...

Vergato col sangue da Moran | 19:29 | Commenti(0)

28.12.03

Il té con un Demone

La moltitudine di demoni si apre davanti a noi e passiamo in mezzo a due ali di una folla raccapricciante.
Ho paura, non di loro, ma del loro padrone. Orcus. Stiamo andando di nuovo da lui.
La piattaforma mobile ci porta nella stanza sotterranea in cui lo incontrammo un mese fa. Sembra trascorsa un'eternità, e il dono che ci ha fatto allora è diventato un pesante fardello di cui è meglio disfarsi al più presto.
L'enorme terrazza su cui si apre la caverna è schermata dal Velo come una tenda di un verde giardino di Ierendi, con la differenza che questo schermo è vivo e si muove senza bisogno della brezza del mare. Un piccolo brandello del Velo è stato strappato in tempi remoti e la vista dello squarcio mi ricorda tutto quanto successo negli ultimi tempi.
Orcus appare attraverso il Velo e ci viene incontro, ma guarda me.
- ME L'AVETE PORTATO. - La sua voce di tuono non ci rivolge una domanda.
Guardo le fiamme ardenti che stanno in mezzo alle sue corna e che credo essere gli occhi.
- Sì, è qui con noi.
- ALLORA DATEMELO. - Protende la sua enorme mano artigilata reclamando ciò che gli appartiene.
Allungo la mano verso Narbeleth, ma ho paura di toccarla. Troppe volte è sfuggita al mio controllo e ora non deve succedere.
Non farlo, Fëaringel, ti prego, non darmi a lui.
- COSA ASPETTATE? DATEMI CIÒ CHE È MIO!
Fëaringel, morirò, non darmi a lui. Morirò, e anche tu morirai.
Ti supplico.
La mia mano è sul laccio che tiene la spada appesa alle mie spalle, pronta a lasciarla cadere senza toccarla.
No! Morirò, anche tu morirai e anche tutti i tuoi amici! Non farlo, Fëaringel, è un errore!
Un pensiero, piacevolmente folle. Una schizofrenica sensazione di potere in una situazione in cui la deferenza sarebbe il migliore atteggiamento.
- Solo una parte di ciò che abbiamo ti appartiene. Prendila e lasciaci ciò che è nostro.
Sento addosso il bombardamento dei pensieri dei miei compagni.
Pazzo di un Elfo! Moriremo tutti e vagheremo per l'eternità come schiavi della Dimensione dell'Incubo. Moran, con la mente ai suoi amici lontani a Darokin...
Ho visto cose impensabili, ma un Elfo che dà ordini ad un Dio. Hierax, raffigurandosi il suo sacrificio in nome della conoscenza dei mondi paralleli...
Elfo sbruffone! Ma chi crede di essere, questo? Ci fa ammazzare tutti. Rin Galen, macchinando che magari una palla di fuoco per morire con onore...
- DAMMI IL VELO!
Questa volta si è rivolto direttamente a me.
Ti dirò anche delle altre quattro parti, ma non lasciarmi morire, non darmi a lui.
Tanto siamo morti lo stesso.
- So di non essere nelle condizioni di chiedere, ma solo una parte di questa spada è tua.
L'essere agghiacciante mi fissa e devo aggrapparmi a tutte le immagini più piacevoli della mia vita per non impazzire.
- Orcus, - non so perché, ma lo dico con una certa sicurezza, come se mi rivolgessi a Cleon, - prendi solo quello che ti serve e lasciaci il resto.
Non so se è possibile, forse è perché ho bisogno di averne una raffigurazione umana, mi sembra di percepire sorpresa e ammirazione in quelle braci che mi guardano dritto dentro l'anima.
- PORGIMI LA SPADA.
Tentenno ancora, ma sfilo Narbeleth dal fodero e la offro a Orcus tenendola per la lama.
La sua mano scagliosa sfiora Narbeleth e, mentre una leggera vibrazione la percorre, lo strappo nel Velo delle Tenebre si richiude.
Orcus mi restituisce la spada. Nel mio cervello: la sua versione umana mi sorride e Melpomenia mi bacia per evitare che la mia mente si strappi.
- SIETE STATI DI PAROLA. POTETE ANDARVENE.
Grazie, Elfo. Ti sarò riconoscente.

Forse avremo qualcuno dalla nostra parte nei potenti giochi degli Immortali.

Forse qualcun altro ci odierà ancora di più.

Ora però credo sia meglio ritornare a Sybaros alla svelta.

Vergato col sangue da | 18:51 | Commenti(0)

La resa dei Conti

Vairembre.
Chiamalo.
- Vairembre.
Usami per farti sentire da lui.
- Vairembre, ascolta.
Parlagli. Si nasconde.
Che novità.
- Vairembre, sai che non puoi farcela. Se noi andiamo via ora senza di te, al massimo tra vent'anni sarai ancora qui che starai pensando al modo di uscirne in qualche modo. Sempre che poi io non torni nella forma che tu temi di più e ti prenda allora. A quel punto io sarò già morto e ti porterò con me. Scegli.
Lui ti ascolta, ha paura.
- Possiamo trattare. A noi interessa quello che tu possiedi, la tua morte non è importante.
Sa che ha una piccola possibilità di farcela se lo porti via prendendolo per mano. Ma poi sarà tuo schiavo. Non accetterà: devi andare tu a prenderlo. Da solo.
Già, l'ho promesso qualche tempo fa: devo essere io a ucciderlo.
Rin Galen è quasi morto in un angolo e stringe i denti nello sforzo disperato di apparire ancora in grado di combattere. Forse riuscirò a tenerlo fuori, questa volta.
Moran non è un problema nelle ombre. Ma ho paura che Narbeleth possa costringermi a fargli del male ed è l'ultima cosa che vorrei dopo che mi ha salvato la vita più di una volta.
- Chissà dove è andato - dico agli altri. - Si nasconde da qualche parte. Se stiamo uniti non uscirà mai, è troppo codardo. E noi non abbiamo tempo per aspettare che si faccia vivo, dobbiamo costringerlo a fare una mossa. Dividiamoci, io vado da quella parte.
È vicino, ma voglio stanarlo da solo.
- Andiamo tutti, meglio non dargli troppi vantaggi. - Hierax: lui può impedirmi di riuscire.
Tutti mi vengono dietro nella direzione che Narbeleth mi indica mentalmente. I miei incantesimi mi aiutano a tenere distante Moran, Rin Galen è troppo lento nelle sue condizioni. Hierax non molla, ad ogni angolo il mio misero vantaggio non aumenta.
- Fëaringel, rallenta! - Moran. - Quello vuole andare a stanarlo da solo, pazzo!
Hierax è sempre vicino, subito dietro l'angolo, devo fare qualcosa. Una casa, mi nascondo.
- Fëaringel, dove sei?
- È completamente matto, si farà ammazzare!
Vai ora, Fëaringel, è vicino, è lì dentro. Uccidilo per me. Fai vedere che mi meriti.
Sento il sudore che mi cola sulla schiena.
Non so cosa devo fare.
Il mio istinto mi dice che lui non si aspetta di vedermi piombare dentro la casa dove si nasconde, ma il poco sangue freddo che mi rimane in questa situazione mi suggerisce che non sarà affatto semplice piantargli Narbeleth in mezzo agli occhi.
Come al solito: decido di seguire il mio istinto.
L'aveva detto Narbeleth. Ora i suoi vantaggi li ho anche io.
Davanti a me. Pericoloso come non lo è mai stato in questi due anni che l'abbiamo avuto alle costole. Scariche di adrenalina mi scorrono attraverso le vene, miste a quella strana sensazione di potere incontrollabile che mi prende quando ho Narbeleth in pugno.
Metà Uomo e metà Drow, frutto di chissà quale rivoltante rapporto o incantesimo. Gli occhi rossi fissano sbalorditi Narbeleth che ondeggia davanti a me in forma vaporosa. La sua spada nera è sguainata e pronta a colpire.
Il primo colpo è mio. Narbeleth oltrepassa la sua lama pronta a parare il mio affondo, e diventa solida nel momento in cui incontra la sua gola. Sento il sangue scorrere sulla mano. Mi volto per affondare una seconda volta, ma un cinghiale ferito è molto pericoloso. La sua spada è un fulmine, lo sapevo, eppure anche questa volta i suoi colpi si abbattono su di me uno dopo l'altro senza che io riesca a reagire.

Non mi uccide. Per la seconda volta, non mi uccide.

Mi tiene invece inchiodato contro il muro con un pugnale nella spalla sinistra, sento il dolore che pulsa per tutto il braccio e la mia mano che ancora regge la spada ma non può sollevarla. Mi guarda dritto negli occhi e leggo l'odio e lo sforzo nel cercare una soluzione che gli permetta di fuggire da qui dove l'Arcinquisitore l'ha imprigionato.
Sa che sono la sua unica via d'uscita. Narbeleth l'ha detto, e Narbeleth è stata sua.
Pensa, Fëaringel, pensa!
- Non puoi uccidermi, Vairembre, sono la tua chiave per aprire questa porta. Sai che se mi uccidi o se mi tolgo la vita non potrai più fuggire. Nemrodus si prenderà il Velo, e con esso la tua stessa esistenza.
- Stai zitto! Non è finita, tu non puoi ucciderti! - un urlo disperato dritto in faccia. Ha paura, anche io.
- Narbeleth mi ucciderebbe con molto piacere, prima di trafiggere te e poi tutti i miei compagni.
Spero di riuscire a mentenere il controllo mentre la mia vista inizia ad appannarsi.
- Taci, Elfo!
Un'orribile protuberanza nera gli esce dalla bocca. Una lingua rivoltante che tenta di infilare nella mia bocca in un bacio mortale in cerca della mia anima. Vuole scambiarsi con me?

Un colpo: il riflesso di una lama rossa davanti ai miei occhi.

Un colpo: più forte, vacilla leggermente.

Poi scintille verdi.

I tuoi amici. Non sei riuscito a seminarli.

L'unica cosa da fare. Narbeleth è una parte di me.
In uno sforzo disperato tento ciò che non ho mai tentato. Richiamo la spada ombrosa dentro il tatuaggio nero del mio braccio sinistro inerme, le sue spire di ombra vengono risucchiate e il manto nero di inchiostro mi avvolge l'avambraccio. La faccio scorrere attraverso la runa che mi avvolge la schiena, poi è dall'altra parte, un'estensione del mio braccio destro, per un unico colpo che non devo sbagliare.
L'arco di ombra che la spada descrive dietro la schiena di Vairembre si solidifica in un lampo metallico nel momento esatto in cui incontra il bersaglio.
Vairembre si stacca da me e cade a pochi passi con la schiena a terra.
In uno strano impulso di pietà spero che non sia morto, vittima dopotutto di un potere più grande di lui.
Avvicino la mano tatuata per sentire se respira, ma la sua vita cessa nel momento in cui lo sfioro.
Poi il suo corpo si dissolve e a terra restano solo i suoi oggetti: la corazza... il mantello... i vestiti... la spada...
Dov'è il Velo?

Vergato col sangue da | 18:41 | Commenti(0)

07.12.03

La fine dell'orrore

Non credevo che mi sarei mai trovato ad affrontare niente di simile.
Da tempo ormai viaggio nei piani, e a Sigil ho visto cose che i miei compagni d'avventura non immaginano neppure, ma Ferlha Morrh è (o meglio, era) qualcosa di più. Peggio di un incubo.
L'orrore assoluto, un essere venuto da chissà quale dimensione, con la forma di una piovra ciclopica, con poteri incredibili, nutrito e fortificato dal sacrificio di migliaia di vite umane, e alleato di un signore negromante, un Lich.
Il Regno di Ierendi (e chissà quante altre regioni) hanno rischiato davvero la distruzione totale. Ma ora è tutto finito. E anche noi quattro abbiamo parte dei meriti.
Nemrodus. Certo senza l'Arcinquisitore le cose sarebbero andate diversamente. I suoi poteri e la sua conoscenza per una volta si sono rivelati in tutta la loro grandezza, e so che non avrebbe voluto. Ma non aveva scelta. Ora comunque anche lui ci ha guadagnato, conoscenze e sapere su demoni e non morti, una fetta dell'isola di Elegy, e un maniero che di sicuro contiene grandi ricchezze.
E poi le Sa Shull. Da anni ormai ho con me Vaiga, ma non avevo mai sentito niente di vagamente simile al potere che emanava quando eravamo all'interno del demone. Mi stupisco di come sono riuscito a controllarla fino quasi alla fine. Moran invece non ce l'ha fatta, ma abbiamo sempre saputo che Geburah, oltre che più potente di Vaiga, è anche più difficile da controllare. E l'esplosione di fuoco comunque ha avuto i suoi effetti positivi.
Ma ora è tutto finito. E Ierendi, nonostante i danni immensi, può festeggiare la salvezza. Ma noi no.
Perchè Vairembre è sempre sulle nostre tracce. E ora è il momento di prenderlo e farla finita. Oppure di morire. Ho paura di Fëaringel, del potere di Narbeleth e delle ombre su di lui, ho paura che ne divenga definitivamente schiavo. Staremo a vedere.
Ma di una cosa sono sicuro. Quando tutto questo sarà finito, quando il Veil of Darkness sarà solo un ricordo, e potrò dormire di nuovo tranquillo con la luce spenta, tornerò a Khalpen per un po'. Ho bisogno di calma, di silenzio, di allenarmi, di riflettere, di meditare, di acquisire coscienza del potere che queste avventure mi hanno portato. Ma dovrò attendere ancora...

Vergato col sangue da | 15:36 | Commenti(0)