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  <title>The Corran Keepers</title>
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  <tagline>Le avventurose imprese di un quartetto di eroi sul mondo fantasy di Mystara.</tagline>
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  <copyright>Copyright (c) 2009, Icegreen</copyright>
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    <title>Casa dolce casa</title>
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    <summary type="text/plain">In viaggio senza utilizzare la magia. Potrebbe essere pericoloso usare l&apos;incantesimo &quot;Viaggiare&quot;, soprattutto quando si vuole arrivare con discrezione. Non è mai conveniente avere gli occhi addosso quando si vuole fare passare inosservati. Il tempo è pessimo, da una settimana...</summary>
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      <name>Icegreen</name>
      
      <email>bobcorsari@tiscali.it</email>
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      <![CDATA[<p>In viaggio senza utilizzare la magia. Potrebbe essere pericoloso usare l'incantesimo "Viaggiare", soprattutto quando si vuole arrivare con discrezione. Non è mai conveniente avere gli occhi addosso quando si vuole fare passare inosservati.</p>

<p>Il tempo è pessimo, da una settimana piove a dirotto, e quando non piove, c'è un vento freddo che entra nelle ossa. In molti punti il cavallo cammina con difficoltà, con i sentieri ridotti ad un pantano. Smontare dalla sella e camminare con la melma che mi arriva alla vita non è per niente piacevole. Spesso il passo è così lento che non riesco ad arrivare per tempo in qualche locanda o fattoria per la notte. Ed accamparsi in queste condizioni non è per niente facile.</p>

<p>Ho dovuto attraccare nella baia di Malpheggi ed attraversare la palude, con i suoi pericoli. Per far perdere le tracce mi sono diretto verso Darokin, ed ho capito di essere entrato nei territori della Repubblica con un paio di giorni di ritardo. Sembrava di essere ancora dentro le paludi, tanto fango e acquitrini ho dovuto attraversare nel mio cammino. Cambio percorso, diretto ad est. Spero che se qualcuno sta seguendo i miei movimenti, nel frattempo abbia perso le mie tracce e si convinca che sto andando da Moran.</p>

<p>Ormai la barba è lunga e i capelli in disordine. Sono arrivato in una fattoria isolata, e visto il mio aspetto non mi volevano ospitare. La vista del vile denaro è servita a darmi un pasto, un tetto sopra la testa per dormire e una tinozza di acqua calda per lavarmi. Non ho osato radermi completamente, però l'ho aggiustata con cura. Finalmente sono presentabile. Quando mi hanno visto ripulito, i proprietari della fattoria hanno iniziato a trattarmi con maggiore rispetto. E visto che non si stava male, ne ho approfittato per trattenermi per un paio di giorni per recuperare le forze mie e del cavallo. Compro un po' di provviste e mi rimetto in viaggio: la distanza da fare è ancora tanta, e da solo ci potrebbe volere più tempo.</p>

<p>Finalmente trovo qualche giornata di bel tempo e terreno solido. Cerco di camminare spedito.<br />
Trovo un caravanserraglio e mi unisco a loro. La destinazione è la stessa, e dovrei riuscire a nascondermi agevolmente. Mi chiedono di pagare la compagnia, e per non far vedere che la mia scarsella è gonfia di monete, mi presto a lavorare. Qualche trucchetto per lo spettacolo posso sempre metterlo in piedi.</p>

<p>Nonostante i carri il passo è abbastanza spedito. Quando ci avviciniamo a qualche villaggio abbastanza grande viene messa in piedi un'esibizione, e fin'ora la gente si sta divertendo molto. Addirittura i commercianti che ci precedono nel cammino preannunciano il nostro passaggio. Devo ammettere che mi sto divertendo.</p>

<p>Finalmente Thyatis! Mi accampo con la compagnia ai margini della città. Ancora non hanno ottenuto il permesso per tirare su le tende per il vero spettacolo. Io ormai sono considerato uno di loro e muovermi in città è facile.</p>

<p>La mia casa. È ancora in piedi. Da quando è stata requisita all'inizio della guerra con Alphatia non ci ho messo piede. Ormai la piccola guarnigione che si era stanziata non c'è più. I danni subiti dalla casa sono stati riparati, e a che prezzo. Ho dovuto usare i miei contatti per fare tutto con discrezione. Sembra tutto a posto.<br />
Mi tocca aspettare una notte senza luna per avventurarmi.</p>

<p>Finalmente l'attesa è premiata. La notte è piuttosto buia, il piccolo spicchio di luna è velata da una spessa coltre di nubi. Sembra che debba riprendere a piovere. Speriamo che non si alzi il vento.</p>

<p>Faccio un giro in varie locande per farmi vedere in giro. Mi reco nel quartiere del vecchio porto, i pugnali nascosti, ma pronti all'uso. Qualche ragazzotto cerca di provocarmi, ma lo rimetto in riga. Finalmente al vecchio porto. Mi incammino tra i ruderi, fingendomi ubriaco. Non c'è nessuno in giro, ne sono certo. Vado alla ricerca della scalinata che sale nel promontorio che domina il porto. L'ho trovata, è ancora in piedi, seppure ben nascosta nella roccia. Salgo i ripidi gradini, e causa il buio, in alcuni tratti corro il rischio di cadere.</p>

<p>Arrivo alla fine della lunga scalinata dietro la mia casa. Se non si sa dov'è, è quasi impossibile individuarla. Mi acquatto in mezzo all'erba. Osservo se ci sia qualcuno. Nessuno. Striscio piano. Avanzo lentamente. Arrivo all'ingresso, i pugnali in mano. Entro.</p>

<p>Aspetto nel buio, trattengo il respiro, e ascolto. Sento delle voci che sussurrano all'interno e una debole luce di una lanterna oscurata. Adesso c'è l'urgenza, preparo dei dardi incantati, non si sa mai. Avanzo lentamente cercando di evitare rumori, e ascolto. Mi sporgo e osservo: due balordi con un mucchietto di oggetti preziosi e monete varie. Spartiscono il bottino di qualche furto. A casa mia!<br />
Forse mi scappa un'esclamazione di sorpresa. Forse solo il caso. Uno dei due si volta di scatto. Mi vede e fa un salto verso di me. Non ho scelta. Lo colpisco con i miei dardi. Si accascia al suolo. Faccio un passo avanti e intimo all'altro di andare via. Ma anche il secondo ladro mi affronta con un pugnale in mano. Io lancio i miei senza pensare. Con il primo lo colpisco in pieno, il secondo va a vuoto. O ho sbagliato mira, oppure è passato sopra al suo corpo mentre cadeva al suolo.<br />
Non ho perso il mio tocco...</p>

<p>Controllo le loro bisacce e il loro bottino. Avevano un bel malloppo. E tra gli oggetti ce n'è uno che semrba magico! Raccolgo tutto, adesso mi appartiene. Non ho tempo per controllare meglio, magari mi sbaglio, dovrò strudiarlo.<br />
Vado in cantina, dove ci sono le botti. Adesso posso usare con calma la magia.<br />
Bene. Nessuno ha cercato di superare la mia barriera magica. Il mio nascondiglio è rimasto inviolato. Entro dentro. Finalmente posso prendere quest'oggetto. E potrò sapere come procedono le cose nell'Istadrunt.<br />
Sono pronto ad andare via, ma prima devo far sparire questi due corpi. Con fatica li getto giù in mare. E li dovessero trovare sembreranno le vittime di qualche rissa da taverna.</p>

<p>Torno all'accampamento. Tutti dormono o sono impegnati nelle loro tende. C'è troppo freddo per rimanere all'aperto a quest'ora. Prendo il mio cavallo, mi allontano al passo, cercando di non fare rumore.</p>

<p>Posso tornare al Corran Keep, anche con la magia. E con due nuovi oggetti con me...</p>]]>
      
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    <title>Notizie dal Sud</title>
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    <summary type="text/plain">&quot;E così, ha scritto anche a te?&quot; - disse Fëaringel, interrompendosi per mandare giù l&apos;ennesimo boccone di agnello in salsa. &quot;Certo. Mi è arrivata la lettera pochi giorni prima di partire&quot; - rispose Moran, infilzando sulla forchetta di legno l&apos;ennesimo...</summary>
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      <name>Moran</name>
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      <email>jsmoran@tiscali.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.jsmoran.it/thekeepers/">
      <![CDATA[<p>"E così, ha scritto anche a te?" - disse Fëaringel, interrompendosi per mandare giù l'ennesimo boccone di agnello in salsa.<br />
"Certo. Mi è arrivata la lettera pochi giorni prima di partire" - rispose Moran, infilzando sulla forchetta di legno l'ennesimo gambero e accompagnandolo, per buona misura, con un'abbondante dose di riso.<br />
"Hmmmm. Non dico che significhi cattive notizie, però è... insomma..."<br />
"Inquietante? Sì, come sempre. Ma, vista la situazione..."<br />
Fëaringel si guardò intorno. Nel mercato affollato, uno dei più grandi delle Isole Occidentali, era ora di pranzo e una moltitudine di gente di tutte le razze occupava le panche nel cortile all'aperto, dove una fila lunghissima di chioschi serviva cibi provenienti da ogni angolo del Mondo Conosciuto. Bronzei abitanti del Sind si rimpinzavano di piccanti spiedini di Minrothad, accanto ad alti Norreni di Soderfjord che divoravano miscugli di carne e verdure conditi con spezie orientali, forse Alphatiane. Persino Fëaringel, malgrado la statura, i lineamenti elfici e i lunghissimi capelli neri, non spiccava in modo particolare in quella folla eterogenea. Non mancavano Ierendiani e Darokiniani, ma vicino ai due amici non sembrava ci fosse qualcuno particolarmente interessato ai loro discorsi.<br />
"La situazione è che NON c'è una situazione. Non abbiamo la più pallida idea di cosa sia successo..."<br />
"Diciamo che sappiamo cosa è successo, ma non sappiamo perchè, piuttosto" - replicò Moran.<br />
"Giusto - ma comunque, dicevo, se vogliamo decidere di rimetterci in affari, abbiamo bisogno assoluto di informazioni. Non possiamo tornare a Darokin o a Ierendi o a Karameikos e metterci a leggere gli annunci nelle taverne del tipo 'Cercasi avventurieri', no?"<br />
"Non possiamo, infatti. Non con tutti gli scheletri nell'armadio che abbiamo da quelle parti..."<br />
"E allora, comunque vada, dovremo parlarci, con... lui. Poi decideremo se vogliamo tornare in affari o lasciar perdere."<br />
"Ma non possiamo andarci separati, qualunque cosa succeda."<br />
"Però sai che Hierax è a Lhynn e che non pare abbia intenzione di tornare tanto presto..."<br />
"D'accordo, ma avrà ricevuto la lettera anche lui, no? Il nostro... <i>amico</i>, sempresialodato, ha dei metodi efficaci per recapitare un messaggio."<br />
"E allora, quando torni a Darokin, parlane con Rin Galen. Io mi farò vivo appena possibile, non appena i miei impegni giù a Sud me lo permetteranno."<br />
"Nel frattempo, che ne diresti di un'altra birra?"<br />
"Volentieri!"</p>]]>
      
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    <title>Il vaso rotto</title>
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    <summary type="text/plain">In una grotta dalle pareti levigate, da qualche parte sotto la torre di Sybaros, una fugura alta e ben vestita stava passeggiando lungo una fila di vasche. Immerse in un liquido denso e opaco, delle forme tozze e coperte di...</summary>
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      <name>Ossian</name>
      
      <email>ossian77@alice.it</email>
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      <![CDATA[<p>In una grotta dalle pareti levigate, da qualche parte sotto la torre di Sybaros, una fugura alta e ben vestita stava passeggiando lungo una fila di vasche. Immerse in un liquido denso e opaco, delle forme tozze e coperte di nervature, si muovevano leggermente. La figura alta tese una mano, e grattó con un dito una di quelle forme. Questa si contorse un pó, come se le piacesse. Sembrava il gesto affezionato di un padrone che grattava il suo gattino sulla testa.<br />
<i>"Tu devi essere... Fearingel, giusto?" </i> disse la figura. La creatura, perché evidentemente quella cosa era viva, gemette in risposta. <i>"Ti manca un pó vero? Mi dispiace. Vedrai, presto tu e le tue sorelle li rivedrete. Ormai sono legati a voi, e torneranno a farvi visita. Nel frattempo ci penseremo noi a nutrirvi e guarirvi"</i>. <br />
La creatura sembró contenta di sentire quelle parole, e sprofondó lentamente verso il fondo della vasca. Con un sospiro, l'alta figura proseguí la sua ispezione. <br />
Quasi invisibili nelle tenebre che ammantavano la grotta, tante piccole creature si affacendavano a pulire le vasche, a nutrirne gli occupanti con uno strano siero bianco, a curarne le piccole ferite. Al passaggio dell'alta figura si fermavano, per poggiare un ginocchio a terra e fare un cenno del capo.<br />
<i>"Incredibile"</i> disse una voce profonda dal fondo della grotta.<br />
<i>"Prego? Oh, Eccellenza, siete voi"</i> disse l'alta figura, passando rapidamente ad un tono un poco piú deferente.<br />
<i>"Buona serata, amico Rahab. Come vanno le nostre creature?"</i> chiese la voce profonda.<br />
<i>"Eccellenza, rispondono bene alle cure. Le ferite erano gravi, in certi casi. Specialmente quelle del Darokiniano. Non deve essere stato facile assorbirle, per loro"</i>.<br />
<i>"Capisco. Fa in modo che si rimettano, ma sopratutto che non soffrano inutilmente"</i>.<br />
<i>"Grazie, Eccellenza. Sono felice di sentirvelo dire"<br />
"So che ci sei affezionato. É a quello che mi riferivo quando ho detto 'incredibile' ".<br />
"Anche se non é quello originale, c'é pur sempre un cuore in questo petto"</i>, disse Rahab, battendo leggermente sul proprio sterno con la punta del dito.<br />
<i>"Ne sono consapevole..."<br />
"Eccellenza?"<br />
"Sì, Rahab."<br />
"Siete ancora turbato?"<br />
"Ebbene... oh, per tutti i Templi, sì. Sono ancora turbato. A tratti, lo ammetto, sono in collera"</i>.<br />
Rahab si tese di colpo. <br />
<i>"Voglio dire,"</i> continuó l'Arcinquisitore avviandosi per il corridoio, <i>"non me lo aspettavo. Davvero non me lo aspettavo. Sono in collera con me stesso, per questo"</i>.<br />
Rahab si rilassó, e prese a seguirlo. <i>"Sono certo che non intendevano recarvi offesa. Almeno, la maggior parte di loro..."</i> L'Arcinquisitore rise. <br />
<i>"Il mago dici?"<br />
"Sì. Rin Galen aveva comunque degli impegni. Ma sapere che erano in conflitto coi vostri deve averlo fatto ridere di gusto."<br />
"Canaglia umana"</i>disse Nemrodus, senza vera ira nella voce.<br />
 <i>"Indubbiamente. Ma una canaglia di talento. O almeno, non siamo riusciti a provare il contrario, finora"</i> ammise Rahab.<br />
 <br />
Camminando, avevano raggiunto il tempio. Nell'Esagono dello Sciacallo, Nemrodus si arrestó. <i>"É stata una dura battaglia"</i>, disse. La statua del Dio Sciacallo lo fissava, affatto benevolmente. <i>"Non vi é questione al riguardo. D'altro canto, era prevedibile che dopo aver passato tanto tempo con noi avessero affari arretrati da sbrigare"</i> convenne il mago. <br />
<i>"Misericordia Rahab, si sono dispersi ai quattro angoli della terra!"<br />
"Lo so."<br />
"E di che si occupano adesso?"<br />
"Ho delle notizie saltuarie da parte dell'elfo, su di loro."<br />
"L'elfo? Di tutti!..."<br />
"Sorprendente vero? Immagino sia perché il suo poco intelletto lo fa sentire perfettamente al sicuro in nostra presenza."<br />
"Rahab..."<br />
"...hmmm... sì, scusate. Comunque mi ha fatto sapere che Moran é impantanato con le sue missioni diplomatiche. Pare sia in continuazione in viaggio tra Darokin City ed il confine delle Broken Lands per trattare con certi capi orchi e rallentare il Signore dei Nomadi del deserto."<br />
"E il Mago? Ha finito quel suo esperimento?"<br />
"Pare di sì, e con gran successo. Ma continua a lavorarci."<br />
"L'elfo?"<br />
"Come dicevo, siamo in contatto. É andato a Wendar a trovare quel certo Ossian."<br />
"Quello che mi ha rovesciato il mio PREZIOSISSIMO Minrothad Vecchi Vigneti selezione del '78?" <br />
"Proprio quello. Sta indagando su casi di corruzione nella capitale. Il solito curioso, immagino."<br />
"Hmmm... resta Hierax. Che mi dici di lui?"<br />
"É quello di cui si sa di meno. Normale, visto dove sta Khalpen. Il Malin é lontano. Comunque é qualcosa che ha a che fare con la ristrutturazione del Monastero."<br />
"Aspetta. Ma nel Malin non c'era quel tempio a cui mancavano le quattro pietre angolari nella torre della Vittoria? Quella a sud..."<br />
"Esatto..."</i> disse Rahab, allusivo <i>"...e non solo. La maga che le stava cercando é ricomparsa."<br />
"TSK! Ristrutturazione. Che serpe...e dire che sembrava un ragazzotto tutto principi ed allenamenti!"</i> L'Arcinquisitore sembrava quasi orgoglioso. <br />
<i>"Queste notizie placano dunque un pó la vostra ira, eccellenza?"</i> chiese Rahab speranzoso. Era in ritardo con gli esperimenti al castello di Elegy, e proprio non aveva tempo per gli sbalzi d'umore di sua Eccellenza.<br />
<i>"Neanche per sbaglio!"</i> tuonó Nemrodus. La stanza si fece un pó piú buia. Rahab, di nuovo, si congeló. <br />
<i>"Non ci posso credere... con tutto quello che succede nel mondo. Con tutto quello che sanno. Con tutto quello che hanno scoperto. Con tutte le avventure che hanno vissuto, e con tutto quello che gli abbiamo insegnato e concesso. Con tutto quello che gli potevamo e volevamo ancora dare!!! Incredibile. Incredibile..."</i> disse Nemrodus.<br />
<i>"Non ci arrivo, Eccellenza."<br />
"Ma Santo Cielo Rahab! Non gliene importa piú nulla! Non ci posso credere. Si sono ritirati, cosí, alla faccia mia. Altro che il Basilisco. È il loro gruppo che é esploso! Un vaso prezioso sbriciolato in migliaia di frammenti!"</i><br />
 <br />
Scese un lungo e pesante silenzio. Nemorodus camminava avanti e indietro per l'esagono. Quando pensó che fosse sicuro rompere l'attesa, Rahab parló, con un filo di voce, aspettandosi un altra sfuriata, magari l'ultima di quella interminabile giornata. <br />
<i>"Cosa contate di fare, se posso chiedere?"<br />
"La stessa cosa che ho fatto quando quell'imbranato di un bardo mi ha frantumato la bottiglia di vino d'annata. Si rimettono insieme i pezzi."<br />
"Come?"<br />
"Con la pazienza. Con l'astuzia, se serve. Con la forza, se devo. Con la magia, perfino, se non mi lasciano scelta."<br />
"Non sará facile."<br />
"Se fosse facile lo farei fare a qualcun altro."</i><br />
Rahab si congeló per la terza volta.<br />
<i>"Signore, sono occupatissimo tra le corazze ferite e il Castello di Zonta... ehm, il nostro nuovo castello."</i><br />
Nemrodus si voltó si scatto a fissarlo da sopra la spalla. Il verde dei suoi occhi brillava persino dalle profonditá della maschera. Qualche vetro nel tempio tremó un pó. Anche la statua del Dio Sciacallo sembrava a disagio. Dio o non Dio, avrebbe desiderato anche lui trovarsi altrove in quel momento. <br />
<i>"Chiamo subito i miei assistenti"</i> disse il mago, rassegnato. <br />
<i>"Richiama anche Sith. Sono sicuro che ascolteranno la voce della Ragione, nel caso estremo. E fai mandare qui Ashoka, giá che ci sei. Ho bisogno di sgranchirmi un po'..."</i><br />
<i>"Cominciamo bene!"</i> pensó Rahab, lasciando la sala di gran carriera.</p>]]>
      
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    <title>Time is on my side</title>
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    <modified>2008-09-08T18:10:33Z</modified>
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    <summary type="text/plain">Qualcosa non va. Questo è evidente, me ne sono accorto da giorni. Cioè oggi. Ma solo adesso ho capito che cosa. È iniziato tutto alcune settimane fa, cioè ieri. Mi sono svegliato stamattina con i ricordi degli ultimi giorni ben...</summary>
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      <name>Moran</name>
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      <![CDATA[<p>Qualcosa non va.<br />
Questo è evidente, me ne sono accorto da giorni. Cioè oggi.<br />
Ma solo adesso ho capito che cosa.<br />
È iniziato tutto alcune settimane fa, cioè ieri.<br />
Mi sono svegliato stamattina con i ricordi degli ultimi giorni ben chiari nella mente. La missione da incubo su... quel... <i>coso</i> che stava piombando sul nostro pianeta. Le creature che ci hanno aggredito. Gli scavi affannosi, la corsa angosciosa contro il tempo. Il volto di Rahab sempre più preoccupato man mano che le ore passavano.<br />
Poi, il portale che si apre, l'apparizione di Lord Nemrodus, e noi distesi nel giardino di Sybaros, esausti, che guardiamo la pioggia di frammenti incandescenti, una miriade di stelle cadenti quale Mystara non ha mai visto nel corso dei millenni. Belle, ma mortali. Sofferenza e distruzione per molti, ma la catastrofe definitiva è stata evitata.<br />
È a questo punto che le cose si fanno confuse.<br />
Un solco netto si è aperto tra i ricordi di ieri sera, quando mi sono trascinato esausto sul letto, e stamattina, quando ho aperto gli occhi nella mia stanza qui a Sybaros, con la finestra che dà sui tetti delle case e sul mare in lontananza.<br />
Hierax è partito parecchi giorni fa, doveva andare a Lhynn, a quanto pare. Affari urgenti al monastero, ha detto qualcosa su dei lavori di ristrutturazione che non potevano attendere. E poi, mi è parso di capire, doveva vedersi con una persona, una Maga di Minrothad.<br />
Ho visto l'Elfo un paio di volte, in queste settimane che sono trascorse da ieri sera. Mi ha detto di alcune missioni che ha dovuto sbrigare giù nel Sud di Ierendi. Ne parlavamo l'altro giorno in spiaggia.<br />
Non ho visto Ice Green per quasi due mesi. Era impegnato in un esperimento importantissimo, così almeno sosteneva. Ma pare che questa volta fosse qualcosa di importante davvero. L'ho rivisto l'altro giorno, siamo andati a mangiarci una bistecca insieme ed era contentissimo e molto soddisfatto. Si è persino dimenticato i suoi soliti modi altezzosi e sbruffoni.<br />
E oggi, finalmente, ho capito cosa c'è che non va.<br />
È come quell'altra volta.<br />
Il tempo non scorre nel modo giusto.<br />
Sono passati dei mesi, ho mangiato, dormito, letto, viaggiato. Ma se ripenso agli ultimi avvenimenti mi ricordo bene che in realtà è stato ieri sera che siamo tornati dal Basilisco.<br />
E ho paura.<br />
Ce l'avevo anche l'altra volta, giù nel Mondo Cavo, ma lì c'erano molte cose che potevano spiegare quella sensazione. Un ambiente innaturale, l'inestinguibile fuoco rosso del sole, la fatica, il pericolo, la giungla ostile e aliena. Sì, molte spiegazioni possibili per quell'impressione di <i>estraneità</i> al normale flusso del Tempo.<br />
Ma qui? Siamo a Sybaros, è vero. Sappiamo che questo non è esattamente un posto normale. Ma non era mai capitato niente di simile.<br />
Vorrei parlarne con Nemrodus, ma sono giorni che non si fa più vedere. A ben pensarci non l'ho più visto da ieri sera, sotto la pioggia di stelle cadenti. Né lui né Rahab o Sith o Vargas, quanto a questo. Pare quasi che la Torre sia disabitata, deserta. Abbandonata, forse?<br />
Ho paura...</p>]]>
      
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    <title>Fuoco spento</title>
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    <modified>2008-06-06T20:01:03Z</modified>
    <issued>2008-06-06T22:01:03+01:00</issued>
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    <created>2008-06-06T20:01:03Z</created>
    <summary type="text/plain">Non è solo Gamerah che è esplosa. Tutto il gruppo è esploso. No, esploso non è il termine corretto. Spento: sì, forse spento è la parola giusta. Come il fuoco delle esplosioni provocate dai pezzi dell&apos;asteroide caduti su Mystara. Una...</summary>
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      <name>Fëaringel</name>
      
      <email>giosatta@tiscali.it</email>
    </author>
    
    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.jsmoran.it/thekeepers/">
      <![CDATA[<p>Non è solo Gamerah che è esplosa. Tutto il gruppo è esploso. No, <i>esploso</i> non è il termine corretto. Spento: sì, forse <i>spento</i> è la parola giusta. Come il fuoco delle esplosioni provocate dai pezzi dell'asteroide caduti su Mystara. Una sfida più grande di noi, ma che grazie a noi ha permesso all'Inquisizione di salvare il pianeta. E ci ha consumato. Chissà perché, e nessuno di noi lo sa spiegare, sono passati più di sei mesi, e ognuno ha cercato nuovi stimoli altrove. Non più nel gruppo, almeno non per le avventure in comune, non più per andare insieme a caccia di guai, se vogliamo dire le cose come stanno veramente. Nuove idee e progetti, ma non più in squadra. Nonostante tutta la preparazione, il fervore e l'impegno profuso per assolvere all'incarico di Nemrodus. C'è chi di noi ha addirittura rinunciato a parte della sua magia per trovare le forze per un compito così difficile.</p>

<p>Rin Galen, per esempio. Un millantatore, ma sempre ad effetto. Bravo a tirare sempre fuori un buon discorso e a romanzare le storie quanto basta per tirarci fuori dai guai - o a infilarci tutti dentro fino al collo. Ma il suo colpo di teatro questa volta ha fregato anche Nemrodus. Lui non ce l'ha più, ma la sua aura magica esiste ancora da qualche parte, l'ho sentita, ma ancora non è esattamente pronta. È come se l'avesse trasferita a qualcosa o qualcuno, e di sicuro tra poco la sentiremo ritornare con l'impeto urlante delle sue palle di fuoco.</p>

<p>Moran. Sparito, più nessuna notizia. Probabilmente ormai così invischiato nelle sue attività di spionaggio per la Gilda e per l'Inquisizione da non avere più il tempo di scrivere nemmeno più un messaggio ai suoi vecchi compagni di avventura.</p>

<p>E Hierax... il viaggiatore dei Piani. Talmente bravo a destreggiarsi nel multiverso che certe volte fatichi a capire la logica dei suoi spostamenti, ma poi arriva esattamente dove intendeva andare. Proprio lui, senza radici, nemmeno ci ha mai detto se abbia una famiglia da qualche parte, forse è quello che ha messo le radici più profonde. Ormai non è un mistero che l'abbia ammaliato la Minrothadiana. Sta facendo spese folli per riadattare la sua parte del Corran Keep e da settimane non dà notizie di sé.</p>

<p>Ossian, il bardo... nemmeno lui è rimasto a cantare le storie di queste isole. Beh, lui non è un mistero, è partito al nord, per un breve periodo, dice. Ma conoscendolo troverà sicuramente un passaggio verso altre terre e andrà presto a cantare le gesta di popoli lontani. Nell'ultima sua lettera ci ha lasciato l'indirizzo della sua nuova casa a Wendar.</p>

<p><i>E tu, Elfo, che intenzioni hai?</i><br />
Sei mai stata a Wendar, Narbeleth?<br />
<i>Sono stata dappertutto, ma molto tempo fa.</i><br />
Io no. Andiamo a Wendar, per adesso, poi si vedrà.</p>]]>
      
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    <title>Danni collaterali</title>
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    <summary type="text/plain">Il Basilisco ha chiuso il suo occhio, il mortale rettile non giungerà mai tanto vicino da morderci. Le gocce del suo veleno sfrecciano per il cielo di Ierendi, delle Cinque Contee, di Darokin, di Glantri. Da sud a nord, per...</summary>
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      <name>Ossian</name>
      
      <email>ossian77@alice.it</email>
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      <![CDATA[<p>Il Basilisco ha chiuso il suo occhio, il mortale rettile non giungerà mai tanto vicino da morderci. Le gocce del suo veleno sfrecciano per il cielo di Ierendi, delle Cinque Contee, di Darokin, di Glantri. Da sud a nord, per centinaia di miglia, le code di luce si accendono di blu e viola. Per molti secoli i popoli di Mystara ricorderanno questa notte, ed inventeranno storie per descriverla e tramandarla intorno al fuoco dei campi, nella sala dell'Idromele, nelle case povere e fredde per i lunghi inverni, nei palazzi dei re, tra marmi e statue. La storia di oggi, presto diventerà leggenda. La leggenda diventerà, un giorno, mito. Il mito si popolerà di eroi, ed il credito dell'impresa, come al solito, andrà a Dei ed improbabili Titani, ad eroi che staranno là, in fondo in fondo, solo per insegnare agli uomini come comportarsi. La distruzione lasciata da alcuni dei frammenti tramanderà una dura lezione, che cementerà la leggenda. I rapporti stanno già arrivando qui alla Torre, e contengono ciò che speravamo: danni collaterali. Vite stroncate, raccolti distrutti, mandrie incenerite, abitazioni rase al suolo, laghetti evaporati. Quanto dolore stanno causando queste sciagure al mondo dei mortali. Le sopporterebbero meglio se sapessero che quella notte poteva finire tutto? Rocce delle dimensioni di un limone hanno scavato crateri larghi decine di passi, profondi e arroventati. Le componenti minerali hanno avvelenato pozzi e falde. Frammenti più grandi, alcuni quasi quanto una zucca, hanno polverizzato delle fattorie, e si dice che un intero reggimento della cavalleria Ethengariana sia stato sterminato da un pioggia di fuoco divino...hmph! Fuoco divino...<br />
Una torre degli Innocenti di Malapietra, un maniero degli Ambrose vicino Akorros, la villa del Conestabile presso Port Tenobar. Almeno la giustizia divina non ha fatto discriminazioni. Non c'è stato scudo magico in grado di fermarli, i frammenti. L'unico che poteva essere di un qualche aiuto, sia ringraziata la sorte, non lo abbiamo dovuto usare. </p>

<p>Moran, Fëaringel, Hierax, Ashoka, sembrano non essersene accorti. Forse solo Rin Galen ha capito cosa avevo in mente, cosa mi terrorizzava. Guardando le carte e rifacendo i calcoli, mi è sembrato che mi guardasse in modo strano. Non è un astronomo, e forse aveva anche lui altro per la testa, ma mi è parso che facesse apposta finta di non aver capito, per non mettere altro peso sulle nostre spalle. <br />
Mi ha fatto ridere Moran, sul prato di Sybaros, quando finalmente ci siamo rilassati. “Abbiamo finito con nove ore di anticipo”. Tutto contento...Macché nove ore. Abbiamo finito con forse venti minuti di margine. Se avessimo tardato ancora di poco, la pioggia avrebbe colpito anche le latitudini meridionali. Cielo! Il frammento più vicino è caduto su una delle Isole del Nord di Chemoon. C'è mancato poco. Ancora venti minuti e anche Sybaros sarebbe stata colpita. Il nostro scudo, forse, avrebbe retto. Ma se non fosse bastato. Se nemmeno sua Eccellenza fosse riuscito a proteggere la torre? Nessuno aveva mai pensato di difenderla da una cosa tanto assurda come un asteroide. Se fossero crollate le difese, se i sotterranei fossero stati danneggiati. Se i sigilli si fossero indeboliti...Non oso pensarci. Credo che a quel punto avremmo pregato, con tutte le nostre forze, che Gamerah potesse davvero colpirci, e farci fuori tutti, e risparmiarci secoli e secoli di miseria, terrore e morte...</p>]]>
      
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    <title>Doppia carica</title>
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      <email>giosatta@tiscali.it</email>
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      <![CDATA[<p>Un passo, due, tre, la cadenza che aumenta, sempre di più, inizio a roteare la spada, una falcata dietro l'altra, la distanza si riduce in progressione geometrica mentre le mie gambe si muovono sempre più veloci sulla piana desolata e un urlo di guerra mi fuoriesce spontaneo e rabbioso. Carico con tutta la potenza di cui sono capace e piombando sul gruppo in velocità ne abbatto due come niente. Sono più di noi ma la lama di Ashoka e la mia Narbeleth ne fanno scempio in pochi secondi. Facile, e ormai abbiamo fatto l'abitudine allo schifo degli umori alieni che schizzano fuori dai loro corpi viscidi quando le nostre spadate vanno a segno.<br />
Ma la foga della battaglia appena conclusa ci fa abbassare la guardia e sottovalutare l'azione che si svolge davanti a noi, quando ci voltiamo verso il bordo del burrone dove i nostri amici lavorano per portare a termine il nostro compito.<br />
Pochi attimi, e la linea di fuoco che percorre la piana immacolata disegna qualcosa che non si può vedere dal nostro punto di vista radente, ma che un osservatore esterno riconoscerebbe come il simbolo del nostro attuale peggior nemico - uno dei tanti.<br />
Finalmente, colui che ha ideato tutto questo, o una delle sue forme visibili se non uno dei suoi servitori, si manifesta anche a noi esecutori e non solo alle sfere dell'Arcinquisitore e dei potenti maghi di Mystara.<br />
La figura che brilla al centro della fenice tracciata sul terreno brullo afferra il chierico di Sybaros che monta la guardia vicino al burrone e lo tira a sè dentro il cerchio di fuoco, riducendolo in cenere in un istante in un sacrificio al suo Dio.<br />
<i>Questo non lo carichi, Fëaringel?</i><br />
Un servitore di Alphaks, un Demone o un Immortale minore.<br />
<i>È una constatazione, vero?</i><br />
Non mi incute il timore profondo che dovrei provare, come se... non avessi niente da temere, ecco.<br />
<i>Oh, be'. Ma non hai niente da temere, </i>tu.<br />
Però la mia parte inconscia mi suggerisce di non caricarlo.<br />
Non ho molto tempo per razionalizzare i miei pensieri e pensare a quale sia il modo per sfuggire ad un emissario di Alphaks, perché quello scompare in un turbinìo di fiammelle, da cui immediatamente si materializzano i suoi servitori alati e un essere di fuoco che mi ricorda i grossi felini delle montagne. Una dozzina di mephit e una dragona.<br />
Questa volta non razionalizzo, e carico mulinando la spada che ulula di gioia.</p>]]>
      
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    <title>La vera missione</title>
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    <summary type="text/plain">Un&apos;altra alba torbida stava per sorgere su Gamerah, e Hierax lavorava, pensando a quanto le cose dovrebbero avere un proprio tempo, un ritmo scelto: quest&apos;alba così rapida, così frequente, non aveva neanche un riflesso della placida bellezza delle altre albe...</summary>
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      <name>Hierax</name>
      
      <email>heimdal@virgilio.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.jsmoran.it/thekeepers/">
      <![CDATA[<p>Un'altra alba torbida stava per sorgere su Gamerah, e Hierax lavorava, pensando a quanto le cose dovrebbero avere un proprio tempo, un ritmo scelto: quest'alba così rapida, così frequente, non aveva neanche un riflesso della placida bellezza delle altre albe che aveva visto nella sua vita, che avevano scandito le sue giornate, il ritmo circadiano della sua esistenza. Questa alba era fuori tempo. E per questo faceva paura.<br />
Tempo. Non ne avevano molto, anzi, ne avevano pochissimo, e ogni maledetta alba arrivava per ricordargli che erano già passate altre quattro ore, e gliene rimanevano sempre meno. Guardandosi attorno con attenzione, allertato da un rumore nuovo, pensava che quella sarebbe potuta essere la loro ultima corsa contro il tempo, e l'ultima corsa anche di tanta altra gente che su Mystara viveva le sue giornate senza sapere che anche loro, mentre preparavano il pranzo o dormivano nel loro letto, stavano correndo.<br />
Eppure, nonostante tutto, Hierax non sembrava spaventato, e aveva negli occhi la stessa luce che tanti anni prima, a Khalpen, i suoi compagni vedevano in lui prima che iniziasse un combattimento. La scintilla di chi, nonostante tutto, sentiva che era proprio lì che voleva trovarsi in quel momento.<br />
Non era mai stato suicida né avventato, né aveva cercato disperatamente le sensazioni forti che per alcuni erano l'unica cosa per cui valesse la pena di vivere. Tante volte, da quando era partito da Khalpen, aveva messo a rischio la sua vita, ma sempre sapendo di avere una possibilità di uscita. Anche ora ce l'aveva, o almeno così sentiva. Ma la vera ragione della sua tranquillità era un'altra.<br />
Anni prima, in un tempo che gli sembrava ora lontano di secoli, quando Siden aveva scoperto le sue origini ed il suo posto nel mondo, quando Kiro aveva ritrovato la sua essenza di creatura superiore, quando un uomo dalle sclere nere come la notte gli aveva dato questa missione, aveva preso una strada nuova, senza sapere dove lo avrebbe portato. In quel momento, le storie di Immortali che si intromettevano nella vita del mondo che conosceva gli erano apparse evanescenti, e per molto tempo, nonostante i suoi sforzi, aveva vissuto come se queste interferenze fossero, in fondo, cose di poco conto, più simili a capricci che a infrazioni di regole millenarie, mentre accanto ai suoi amici di Corran Keep lottava per difendere la propria vita e quella di altri da minacce terribili ma in qualche modo più terrene.<br />
Ora invece, mentre cercava dentro di sè ogni residuo di energia, su un asteroide che tracciava la sua rotta fulminea e inesorabile verso la distruzione di Mystara, si rendeva conto che mai, negli ultimi anni, si era trovato tanto vicino alla sua missione come adesso. E non gli importava di essere il solo a saperlo. <br />
Lui era lì.<br />
</p>]]>
      
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    <title>Cambiamenti...</title>
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    <modified>2007-11-13T23:07:55Z</modified>
    <issued>2007-11-14T00:07:55+01:00</issued>
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    <summary type="text/plain">&quot;Il mondo sta cambiando; lo sento nell&apos;acqua, lo sento nella terra, e l&apos;odoro nell&apos;aria.&quot; Sprofondato in una poltrona ricoperta di pelle di un nero verdastro, l&apos;Arcinquisitore sedeva accanto al fuoco nel suo studio. Le fiamme erano basse, e illuminavano solo...</summary>
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      <name>Moran</name>
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      <email>jsmoran@tiscali.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.jsmoran.it/thekeepers/">
      <![CDATA[<p><i>"Il mondo sta cambiando; lo sento nell'acqua, lo sento nella terra, e l'odoro nell'aria."</i><br />
Sprofondato in una poltrona ricoperta di pelle di un nero verdastro, l'Arcinquisitore  sedeva accanto al fuoco nel suo studio. Le fiamme erano basse, e illuminavano solo vagamente le pareti ricoperte di scaffali traboccanti di libri. Nemrodus fissava nel vuoto davanti a sé, l'espressione assorta, indizio di un'attività di pensiero interiore, mormorando a fior di labbra parole che avevano il sapore di un'arcana profezia.<br />
Si udì un picchiare discreto alla porta.<br />
"Entra pure, Vargas!" mormorò l'Arcinquisitore.<br />
Il capo della Guardia della Torre di Sybaros richiuse la porta dietro di sè ed avanzò nel debole cerchio di luce del fuoco. Indossava una corazza nera e luccicante, priva delle consuete insegne dei soldati della Torre.<br />
"Eccellenza, la seconda squadra è pronta. Abbiamo completato le procedure e siamo pronti per intervenire in qualunque momento." Il thyatiano esitò, come se avesse voluto aggiungere qualcos'altro.<br />
"Naturalmente volevi dire che speri che non ce ne sia bisogno. Lo spero anche io, Vargas, lo spero tanto anche io", disse Nemrodus.<br />
Vargas rimase colpito. In tanti anni da che era entrato a fare parte dell'Inquisizione, aveva udito solo tre volte Nemrodus rivolgersi a lui con un tono che si potesse definire confidenziale. Questa era la quarta. Decise che date le circostanze forse poteva permettersi di accennare a cose più personali.<br />
"Gli uomini sono nervosi, Eccellenza, ma determinati. Sappiamo che se ci sarà bisogno di noi vorrà dire che la situazione è disperata..."<br />
"So che posso fidarmi di voi, Vargas. Il tuo amico - o meglio, il nostro amico - sarà il più tranquillo, immagino."<br />
"Pensa alla sua famiglia, Eccellenza, e anche lui è preoccupato. Ma cerca di non darlo a vedere, e la sua presenza rassicura gli uomini. Sapere di combattere al fianco di una leggenda vivente è un conforto, anche per i più esperti."<br />
"Sì, è un bravo ragazzo, Valdaster". Solo l'Arcinquisitore avrebbe potuto dare del "ragazzo" allo spadaccino più famoso dell'emisfero occidentale, un uomo con oltre trent'anni di esperienza come combattente leggendario. <br />
"Dimmi, Vargas..." Nemrodus esitò, come se fosse indeciso sulla scelta delle parole. Questo era addirittura inaudito. Vargas era sbalordito, ma cercò di non darlo a vedere. "Non si è verificato nessun... diciamo... inconveniente... nel corso delle ultime ore?"<br />
"Beh... uno dei maghi che tengono aperto il portale è svenuto, e abbiamo dovuto sostituirlo... poi..."<br />
"No, non mi sono spiegato bene..." <br />
<i>L'Arcinquisitore che non si spiega bene?</i> - pensò Vargas. <i>Ma cosa sta suc...</i><br />
"Ecco... non hai la sensazione che qualcosa sia cambiato? Qualcosa nell'aria, come una vibrazione..."<br />
"Volete dire... un sortilegio? Ma un attacco alla Torre è impossibile!"<br />
"No, non stavo pensando a un attacco... né a un effetto magico comune, e nemmeno a qualcosa collegato a quell'affare che ci sta per piombare sulla testa..." Di colpo, dalle fessure della maschera, Vargas ebbe l'impressione di vedere brillare per un attimo, alla luce del fuoco, un lampo di comprensione negli occhi verdi dell'Arcinquisitore.<br />
"Sì... deve essere così", borbottò fra sé Nemrodus. Di colpo, si raddrizzò nella poltrona.<br />
""Il mondo sta cambiando... lo sento nell'acqua, lo sento nella terra,  l'odoro nell'aria... sì, è così. Dimmi, Vargas, hai mai letto un libro che abbiamo qui nella nostra biblioteca? Te lo consigliai molto tempo fa; è noto come il Libro Rosso."<br />
"Mi pare di ricordare qualcosa, Eccellenza. Una storia di avventure, grandi imprese e grandi battaglie, se ricordo bene. Ma questo cosa ha a che fare con..."<br />
"Niente, in effetti. Ma credo di avere capito cosa succede. Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti, Vargas. Se riusciremo a salvare Mystara anche questa volta, l'alba di dopodomani vedrà molte cose differenti..."<br />
Vargas tentennò per un istante, poi pose la domanda che gli era affiorata spontanea alle labbra. "Cambiamenti in meglio o in peggio, Eccellenza?"<br />
"Nè in meglio, nè in peggio... le cose saranno solo... un po'... come dire, diverse." Se fosse stato possibile vederlo, Vargas avrebbe giurato che l'ombra di un sorriso aleggiasse sul volto, coperto dall'impenetrabile maschera, dell'Arcinquisitore. "Ma lo vedrai da te, se saremo ancora qui, dopodomani. Adesso vai a riposarti e fa' in modo che anche gli uomini si rilassino il più possibile, dovrete essere freschi, se ci sarà bisogno di voi." Il tono di Nemrodus era tornato tranquillo, sicuro, autoritario.<br />
"Comandi, Eccellenza." Vargas girò sui tacchi e uscì, richiudendo la pesante porta in legno di quercia dietro di sè. Nemrodus rimase solo, a fissare il fuoco.<br />
<i>"Lo sento nell'aria... già, proprio così. E non appena avranno tempo di tirare il fiato, penso che anche quelli lassù lo sentiranno..."</i></p>]]>
      
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    <title>La seconda volta</title>
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    <modified>2007-11-13T20:50:26Z</modified>
    <issued>2007-11-13T21:50:26+01:00</issued>
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    <summary type="text/plain">È la seconda volta che siamo qui, ma mi sembra di conoscere ogni più piccolo sasso di questa scheggia impazzita di roccia e ghiaccio che volteggia nell&apos;universo puntando dritta verso il nostro mondo. L&apos;attenzione ai dettagli è importante, ogni sasso...</summary>
    <author>
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      <email>giosatta@tiscali.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.jsmoran.it/thekeepers/">
      <![CDATA[<p>È la seconda volta che siamo qui, ma mi sembra di conoscere ogni più piccolo sasso di questa scheggia impazzita di roccia e ghiaccio che volteggia nell'universo puntando dritta verso il nostro mondo. L'attenzione ai dettagli è importante, ogni sasso nasconde una insidia aliena che nessuno di noi è stato addestrato ad affrontare. Dall'alto piombano in picchiata strani esseri alati che solo con occhio rapido e riflessi fulminei riesci a respingere prima che possano iniettarti il loro veleno. La marcia non è faticosa, ma occorre stare attenti ad ogni minimo passaggio per evitare di rompersi una gamba e restare per le prossime trenta ore a pensare a come sarà quando brucerai al contatto con l'atmosfera.<br />
Ma è anche la seconda volta che la mia magia non funziona come vorrei. Era già capitato nel Mondo Cavo [... il fattore di convergenza è diverso, per cui prima di raggiungere il bersaglio si verifica un'implosione stocastica... ho calcolato una coincidenza astrale, che però deve essere riparametrizzata tenendo conto delle effemeridi locali e della contrazione del tempo...] ma qui è diverso. Non è un problema di parametri da riconfigurare o del rischio nell'usare la magia: è quasi come se l'eccesso di concentrazione richiesto dal paesaggio alieno in cui ci troviamo mi assorbisse tutte le forze mentali e le concentrasse sulla spada.<br />
<i>Rassegnati, Elfo, sei in mio potere.</i><br />
Come al solito il tuo sarcasmo arriva nei momenti migliori, Narbeleth.<br />
<i>Non è sarcasmo, ma una constatazione. La magia non fa per te, non ha mai fatto per te. Semplicemente non ne hai mai avuto il controllo che pensavi e adesso... </i>puff!<i> Lascia stare.</i><br />
Non ho certo le capacità magiche di Rin Galen o di Rahab, ma...<br />
<i>Ma adesso nemmeno più quelle tue. Sei bravo a combattere, Fëaringel, lascia perdere quei fulminetti da pavido elfo di foresta.</i><br />
Senza i miei fulmini saremmo morti ammazzati a Darokin.<br />
<i>Oh, hai semplicemente preso una scorciatoia: quella specie di coccodrillo lo avresti fatto fuori comunque. Ma hai preferito usare i trucchetti piuttosto che prenderlo a spadate con coraggio. Ma comunque...</i><br />
Comunque... cosa? È un problema di distorsione spazio-temporale, come nel Mondo Cavo...<br />
<i>Ah, sì? E perché quel mago a strisce e il tuo amico logorroico riescono a usare la magia?</i><br />
Beh, loro hanno una magia più potente, concentrano meglio le energie magiche...<br />
<i>Energie magiche, balle! Questo è quello che ti ha insegnato il tuo maestro nel tuo paesello sugli alberi. Ti rendi conto di quanto sei veloce adesso? Credi che sia per i tuoi incantesimi? Ne hai uccisi quattro in meno di cinque secondi poco fa, non l'avevi mai fatto: credi sia possibile questo con la tua magia? Riconosci i meriti altrui, Elfo sbruffone.</i><br />
Ovviamente meriti tuoi.<br />
<i>E di chi altri? Ma con </i>chi<i> credi di avere a che fare? Sei predestinato, Elfo, tienilo sempre bene a mente. E hai appena superato un'altra tappa della tua evoluzione.</i><br />
Maledetto pezzo di metallo con un po' di intelligenza! Ma che vai farneticando? Non minacciarmi, Narbeleth, e ricordati di quello che è successo a Desia. Sei potente, ma abbiamo bisogno uno dell'altro.<br />
<i>Pezzo di metallo... E tu usa il cervello come non sei abituato a fare.</i><br />
La seconda volta...<br />
La seconda volta che una sensazione di potere mi invade e mi svuota delle forze: la mia magia non è più la stessa.<br />
La seconda volta che sento il mio corpo trasformato: sono più veloce, più reattivo, più agile, più resistente.<br />
Frammenti di una reminiscenza che non posso avere mi attraversano rapidi la mente ma non attivano alcuna connessione stabile tra i neuroni.<br />
<i>Capisci, Fëaringel, cosa voglio dire? Certo che no, non puoi mica capire. Non ancora, almeno.</i><br />
La seconda volta?</p>]]>
      
    </content>
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    <title>Gamerah (2)</title>
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    <issued>2007-11-13T14:46:32+01:00</issued>
    <id>tag:www.jsmoran.it,2007:/thekeepers/2.99</id>
    <created>2007-11-13T13:46:32Z</created>
    <summary type="text/plain">La situazione è ingannevole, inutile nascondersi dietro parole e strategie. Stavolta, anche stavolta aggiungerei, non sarebbe strano se ci restassimo secchi. Due pensieri si alternano nella mia mente. Uno è il senso di responsabilità. Mentre Nemrodus snocciola la disposizione dei...</summary>
    <author>
      <name>Ossian</name>
      
      <email>ossian77@alice.it</email>
    </author>
    
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      <![CDATA[<p>La situazione è ingannevole, inutile nascondersi dietro parole e strategie. Stavolta, <i>anche </i>stavolta aggiungerei, non sarebbe strano se ci restassimo secchi. Due pensieri si alternano nella mia mente. Uno è il senso di responsabilità. Mentre Nemrodus snocciola la disposizione dei gruppi di attacco a Gamerah condendoli con le conseguenze del nostro potenziale fallimento, la mente va a chi se ne sta a casa sua, ignaro. Alcuni di loro sono al calduccio di una dimora confortevole. Altri magari sono a lottare nel fango e nel sangue con orde di non morti da qualche parte a Mystara. Tutti, inevitabilmente, moriranno se falliremo. Le loro storie, il loro sogni, le loro vendette e le loro ambizioni, mi sembrano una più ridicola dell’altra se penso a come per un capriccio degli dei potrebbero finire, e nessuno ne saprebbe nulla, mai più. Verrebbero cancellati dalla storia come se non fossero mai esistiti. Maghi, guerrieri, avventurieri, mercenari, uomini comuni, gente importante, gente di ogni sorta. Un secondo e 'puff', diventerebbero nulla. Bruciati, annegati, congelati, sepolti vivi o annegati. Morti di fame, sete e malattia i più fortunati. E’ troppo da tenere sulle spalle. E’ troppo per giocare ancora a "gli avventurieri". Se avessimo fallito ognuna delle volte passate, molti sarebbero morti, il mondo avrebbe sofferto per anni o secoli, ma alla fine la vita avrebbe prevalso, la Storia avrebbe fatto il suo corso ed avrebbe cancellato tutti, anche i ‘cattivi’ delle nostre storie. Stavolta invece non ci sarà la storia, né la vita. Solo il nulla, per centinaia di migliaia di anni. È troppo per me, per tutti noi. Inutile agire come se fosse solo un'altra missione rischiosa, lo vedo dalla faccia di Rahab. Se quel demonio è nervoso, vuol dire che qualcosa è profondamente sbagliato. </p>

<p>Ed eccolo che striscia il secondo pensiero. Siamo bravi, sì. Più di quanto vogliamo ammettere. Siamo stati scelti per essere nella stessa squadra di Rahab, addirittura. Ma non siamo infallibili, e Nemrodus lo sa. Mancano cinquanta ore scarse al punto di non ritorno, sono poche, forse, ma potremmo anche usarne qualcuna per prepararci. Eppure partiamo subito… Come mai? </p>

<p><i>"Dunque, le rocce rosse e le rocce verdi, di cui abbiamo parlato, se fatte collidere ed aiutate con l’innesco di un intenso calore, generano una elevatissima quantità di calore e movimento. C’è aria, su Gamerah, il che ci avvantaggia, e delle linee di frattura che nel corso di precedenti spedizioni abbiamo studiato il più approfonditamente possibile. Sono informazioni che ci sono costate la vita di diversi fedeli esploratori, perché come vedrete voi stessi quel luogo è abitato, e molto ostile. E poi c’è l’alba, su Gamerah. Ogni quattro ore circa il ghiacciaio che contiene le rocce che cercate viene investito dai raggi del sole di Mystara. Il calore intenso genera esplosioni, che a loro volta fanno collassare filoni di roccia verde su filoni di roccia rossa, dando luogo ad un vero inferno di fuoco e schegge volanti. Come se questo non bastasse, la fauna locale è in preda al panico. Non escludo che siano stati anche colpiti da qualche sortilegio che li ha resi più aggressivi del solito, comunque."</p>

<p>"Quanto materiale dobbiamo estrarre?"</i> una domanda nella folla.</p>

<p><i>"Diverse centinaia di chili di rosso e verde. Rahab conosce quantità e proporzioni esatte, e così i due maghi che vi accompagneranno, uno per squadra, in pratica. Lo trasporterete con la magia, e dovrete assicurarvi che il carico arrivi sempre a destinazione. Avete pochi incantesimi di trasporto a disposizione, e se spostate rocce verdi e rocce rosse dovrete stare ancora più attenti che ai maghi che sono con voi non succeda nulla. Niente rischi, niente eroismi, niente stupidaggini. Lo ripeto: non c’è bisogno che moriate. Basta che uno di voi si spezzi una caviglia in una scalata, e le probabilità che la vita si estingua su Mystara raddoppiano. Niente errori. Niente ritardi. Altrimenti finisce la vita, chiaro?"</i></p>

<p>E cosa possiamo rispondere a quella domanda? Poco dopo, nel tempio di Pflarr, il Dio-Sciacallo Guardiano, i maghi di Sybaros formano un cerchio mistico. I loro volti sono pallidi e imperlati di sudore per lo sforzo di mantenere aperto il cancello verde brillante. Bastano i molti sguardi perplessi che questa vista genera per spingere Nemrodus a spiegarci la difficoltà di quella magia. </p>

<p><i>"Gamerah è solo parzialmente in questo universo. La sua superficie, in un certo senso, appartiene sia alla Vecchia Alphatia che al Primo Materiale. Inoltre, è un oggetto relativamente piccolo, dalla posizione approssimata e in rapido movimento. Aprire un portale per qualche minuto non sarebbe un problema. Mantenerlo stabile per tutto il tempo che vi serve, richiede che i nostri magi compiano un supremo sforzo di concentrazione, assistiti dai nostri chierici nel caso dovessero vacillare o svenire. Ora, siete pronti ad andare?"</i></p>

<p><i>"Sì!"</i> risponde il capitano dal volto coperto, a nome di tutti. Quel modo di fare, impaziente, ansioso, aggressivo. Sembra non veda l’ora di farsi ammazzare oltre quel cancello. Chi mi ricorda? </p>

<p>Le benedizioni di Pflarr vengono concesse a tutti noi dai sacerdoti presenti, e ci avviamo verso il varco. Il primo gruppo, quello dalla fascia azzurra sul braccio, comandato dal Capitano, si infila nel varco. Segue il gruppo che al braccio veste una benda scarlatta, capitanato da Sithjanka, sicario e spia personale dell'Arcinquisitore. Il nostro è l’ultimo. Il gruppo verde. Il colore di Sybaros. Un piccolo riguardo di Sua Eccellenza verso il suo fidato luogotenente. Siamo ad un passo dal cancello. Oltre, un mondo fatto di roccia, ghiaccio, buio e freddo, ostile. Niente può averci preparato a questo, ma riesco ancora a sentirmi mancare quando commetto l’ennesimo errore della giornata. Mi guardo indietro. Giusto in tempo per vedere l’Arcinquisitore e l’ultimo della fila scambiarsi uno sguardo. Indecifrabile, Nemrodus, dietro la sua maschera. È Rahab che mi terrorizza. Rahab, uno dei più sapienti maghi in vita, incantatore dal passato misterioso, braccio destro di Lord Nemrodus, nuovo castellano della rocca maledetta di lord Zonta, impassibile anche di fronte a Ferlha Mohrr e ai suoi tentacoli lunghi un quarto di miglio, ha lo sguardo di chi saluta un amico per l’ultima volta, ha gli occhi di chi teme di non tornare indietro. Rahab ha paura di morire. Anche io...</p>]]>
      
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    <title>Gamerah</title>
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    <summary type="text/plain">Sono successe troppe cose, ed ho ancora difficoltà a rimettere insieme i pezzi. Tutto quello che so è che stiamo per partire, e la stanchezza, la paura, il dolore delle ferite mi spingono ad avanzare ciecamente, senza farmi troppe domande,...</summary>
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      <![CDATA[<p>Sono successe troppe cose, ed ho ancora difficoltà a rimettere insieme i pezzi. Tutto quello che so è che stiamo per partire, e la stanchezza, la paura, il dolore delle ferite mi spingono ad  avanzare ciecamente, senza farmi troppe domande, grato che qualcuno si prenda cura dei dettagli al posto nostro, per una volta. Le nostre schiene stanno ancora urlando di dolore per le miglia percorse al galoppo, sfuggendo alle linee nemiche. Nelle nostre orecchie sibilano ancora le frecce huleane, anche qui, al sicuro, dentro Sybaros. Sapere di essere nell'unico luogo di Mystara che resterà intatto se noi falliamo è quasi confortante, tanto quanto ci atterrisce sapere di doverlo lasciare tra meno di un ora. Suppongo che questo sia un premio, o almeno così la metterebbe sua Eccellenza se stesse a lui spiegarci la cosa. In un'altra vita, fossimo stati meno capaci e testardi, ci sarebbe stato un altro gruppo a provare a salvarci la pelle. Forse noi saremmo stati impegnati a svuotare il solito sotterraneo muffoso, oppure avremmo avuto una famiglia e saremmo stati preoccupati di non farla finire in mano al Signore dei Nomadi del Deserto. E invece no, ci siamo noi, ancora una volta. Diretti dritti a quel punto di luce purpurea, all'occhio del Basilisco. Abbiamo anche scoperto come si chiama. Gamerah. Me lo ricorderò questo nome, per il resto dei miei giorni. Spero siano tanti, quei giorni, ma potrebbero essere benissimo uno o due al massimo, forse meno. </p>

<p>Sulle scale sempre dritte, nonostante sappiamo di stare girando in tondo lungo il perimetro della torre, si uniscono a noi i membri delle altre squadre. Vedo delle facce familiari, ma non riesco proprio a saltare di gioia. C'è Sithjianka, se non altro. Ci riaccomodiamo nello studio di Nemrodus. I mobili spostati verso i muri, c'è spazio per tutti. Strano, la stanza non sembrava così grande prima. Meglio non chiederselo. </p>

<p><i>“Ci siamo tutti?”</i> chiede Nemrodus, calmo. E' solo un altro lavoro per lui. </p>

<p><i>“Si, Maestro. Le tre squadre sono qui”, </i>replica Rahab. Meno serafico del solito, stai a vedere che ha anche un cuore. </p>

<p><i>“Bene. Le numspah? Come vanno?”</p>

<p>“Ci vorrà ancora meno di un paio d'ore per l'adattamento. Per ora, le armature rispondono bene”, </i> replica uno dei guerrieri di Sybaros. Strano, ha l'aria familiare. Peccato abbia il viso coperto dall'elmo.</p>

<p><i>“Voi Conti?”</p>

<p>“Eccellenza, le corazze sono perfette. Sembrano una seconda pelle, anche se la cosa è per lo meno inquietante.”</p>

<p>“Lo so. Mi spiace avervelo dovuto imporre. Purtroppo c'è poco tempo, penso in fretta, ed agisco in fretta, e se un istinto di autoconservazione ancora ce l'avete, farete quel che vi dico quando ve lo dico, e tutti vivranno felici e contenti, chiaro?”.</p>

<p>“Chiaro!”</i>  è la risposta corale. Un rimprovero non necessario, ma lui è Sua Eccellenza, figurarsi. Comunque il messaggio è chiaro e lampante: comandi tu. Sai che c'è? Meglio così. Sono troppo distrutto per pensare a litigare. </p>

<p><i>“Ora, osservate l'immagine creata per voi. Questo qui davanti è Gamerah. Un piccolo omaggio ad una creatura leggendaria che condivide molti tratti con questo mostro.”</p>

<p>“È nella stessa lingua delle Sa Shull?”</i> Rahab alza gli occhi al cielo. Beccati questa domanda  "scontata", saccentone. Cos'è, sei nervoso per qualcosa?</p>

<p><i>“Sì, Moran, stessa lingua.”</p>

<p>“E cosa ha in comune quel...coso con Gamerah, la creatura, dico?”</p>

<p>“È lungo trenta chilometri, è duro come ferro e ha la testa fatta di spuntoni di ghiaccio, vola e non vede l'ora di estinguere la vita su Mystara. Chiaro il parallelismo?”</p>

<p>“Cristallino.”</i> Evviva il dono della sintesi! E sempre sia lodato!</p>

<p><i>“Gamerah sta viaggiando verso Mystara. A questa velocità, mancano esattamente quarantanove ore al punto di non ritorno. Passato quello, anche se lo distruggete non cambia nulla.”</p>

<p>“Cosa è esattamente?”</p>

<p>“Un'isola. Per l'esattezza un frammento di un'isola. Come forse alcuni di voi sapranno, gli attuali abitanti di Alphatia altro non sono che i fuggiaschi di una dimensione, ovvero un piccolo “universo”, altamente magica. A causa di una guerra tra fazioni, del fuoco e dell'aria per l'esattezza, questa dimensione è stata più o meno polverizzata. Tuttavia, le isole di cui era originariamente composta, sono rimaste relativamente intatte. Disabitate, o abitate da fauna ostile o mutata, sono ancora là, con la loro aria respirabile trattenuta dalla magia originaria. Questo, peraltro, è proprio l'indizio che ci serviva per sapere chi c'è dietro.”</p>

<p>“Ovvero?”</i> Sith. Vuole già un bersaglio.</p>

<p><i>“Ovvero Alphaks, il Demone.”</i> Sith, ci sei rimasto male eh? <i>“Solo un Immortale anziano avrebbe avuto il potere di fare una cosa del genere. E solo Alphaks è tanto pazzo da rischiare l'Ira del Consiglio Anti-Intrusione di Pandius, e solo lui era originariamente di Alphatia, se non addirittura il responsabile del disastro che l'ha distrutta nell'altra dimensione.”</i> </p>

<p>Ma di che ACCIDENTI stai parlando? Vecchio pazzo, qui non siamo mica tutti come te!</p>

<p><i>“Vedo dalle facce di alcuni di voi che non avete idea di cosa stia parlando. Tanto meglio, vivete benissimo anche senza saperlo. Resta il fatto che un frammento di una di queste 'isole' è stato staccato dalla massa principale. Succede, alle volte. Ma sono fenomeni naturali, e questi frammento di roccia e ghiaccio, noti come comete, sono nativi del vostro universo, e non possono certo spostarsi tra i piani”</i>.  Sbaglio, o hai detto "Vostro"? Sarà un lapsus... <i>“Questo frammento, Gamerah, viene dalla Vecchia Alphatia, ed è diretto verso Mystara. A Nord di Darokin, per l'esattezza”</p>

<p>“E se invece cadesse in mare? Non potreste aver sbagliato i calcoli? Avete detto anche voi di aver avuto poco tempo.”</i>  Il Capitano dal volto coperto. Rahab alza di nuovo gli occhi al cielo, ed interviene. </p>

<p><i>“Capitano... dove colpisce quel coso è assolutamente irrilevante. Che caschi in mezzo al deserto o dritto sulla tua zucca vuota, significa comunque l'estinzione del novanta per cento della vita su Mystara. In un paio d'ore, o in un anno, qui sta tutta la differenza a seconda di dove impatta. Il dieci per cento restante, si estinguerà comunque entro un altro anno.”</i></p>

<p><i>“Rahab dice il vero. Al momento dell'impatto si scateneranno onde alte più di tre chilometri, che viaggeranno a circa mille chilometri orari, spazzando tutte le coste di Mystara per decine di chilometri fino all'entroterra. I terremoti ed i vulcani scateneranno incendi ovunque, ed i venti impazziranno, spargendo ulteriormente il fuoco. Le ceneri dei vulcani oscureranno il sole, per molti mesi, e questo segnerà la morte di piante ed animali. Inoltre, nessuno sa cosa succederà a tutti i portali ed i cancelli dimensionali permanenti che si trovano su Mystara. L'inferno di fuoco potrebbe benissimo essere invaso dai demoni il giorno dopo l'impatto, e buona fortuna a chi sarà sopravvissuto.”</i></p>

<p><i>“Certo, certo, come no, blah blah, mi sembra chiaro che siamo fottuti, se non facciamo nulla. Siccome siamo qui, qualcosa si può fare. Smettetela con la lezione di scienze e diteci che dobbiamo fare, Eccellenza; vorrei almeno poter andare al cesso un ultima volta qui su Mystara prima di fare la pazzia che sicuramente state per spiegarci. Ne ho abbastanza di giocare a 'siamo la squadra più efficiente del mondo' .“</i></p>

<p><i>“Fëaringel, come faremmo se non ci fossi tu... E sia, passiamo alle soluzioni. Ecco cosa dovete fare...”</i></p>]]>
      
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    <title>Il Basilisco</title>
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      <![CDATA[<p>Non riuscivamo a credere che la città di Darokin fosse salva. Avevamo passato la prima settimana a raccogliere racconti ed informazioni, e non c'era verso di mettere ordine in quelle storie. Dal contadino al sarto e su fino al signore della casata mercantile, non c'erano due versioni che si somigliassero. Forse era la paura, che ancora faceva gelare il sangue nelle vene dei cittadini della Repubblica, forse era la gioia di essere vivi, contro ogni aspettativa. Solo una cosa accomunava i racconti: il numero degli Huleani. I nomadi dei polverosi altopiani venuti dal lontano occidente erano comparsi col sole alle spalle una notte di qualche settimana prima, e si erano accampati a un paio di leghe dalle mura di Darokin. Avevano iniziato a contarli ma non sembravano finire mai. I superstiti delle guarnigioni di Akorros ed Akesoli, i fuggiaschi delle comunità del lago Amsorak che ne avevano assaggiato la furia devastatrice, erano tutti sulle fortificazioni ad osservare l'ombra che si allargava nella piana davanti a loro. Un ombra, dicevano, fatta di piccoli corpi tozzi e dalla pelle grigia, un ombra in cui risuonavano canzoni “blasfeme”, un ombra punteggiata di fuochi, di luccicanti sciabole, di corna e pelli animali. <br />
Non si può certo chiedere di più a degli assediati senza speranza, cui erano già giunti i racconti di cosa si diceva che gli Huleani facessero ai loro prigionieri. Probabile che metà fossero solo storie, messe in giro dagli stessi Huleani e dai funzionari di Darokin che ne erano stati corrotti, a suon di corone e scudi dorati e tintinnanti. Corrotti da accordi che avrebbero salvato le loro rotte commerciali alla fine della guerra, da promesse di ricchezze, di schiave, di principati in terre lontane. Corrotti dalla paura di morire, principalmente, alcuni tra i dignitari di Darokin si erano messi a fomentare la paura per l'esercito che arrivava. </p>

<p>Fuochi tra le ombre? Bivacchi, immagino. Sciabole scintillanti? Corna e pelli di animali? Beh, è un esercito di Hule, che si aspettavano? Ma io lo so, lo so meglio di tutti quanta paura mettono certe cose. Soli, abbandonati da tutte le nazioni un tempo amiche, sapevano che la guerra tra i due Imperi avrebbe dato al Signore dei Nomadi del Deserto l'occasione che tanto aveva aspettato, ma non potevano immaginare che li avrebbe sottomessi così in fretta. I sopravvissuti di Elstrich si erano catapultati in città, finché era ancora possibile, ed avevano riferito che una semplice ala dell'esercito invasore, in una scorreria, aveva quasi raso al suolo la loro città fluviale. </p>

<p>Poi erano arrivati, una marea dilagante. Non avevano nemmeno chiesto di trattare la resa, avevano attaccato subito e con brutalità. Poco meno che un assaggio del vero colpo che tenevano in serbo; dopo due interminabili notti di morte e sangue sulle mura, finalmente si erano decisi a negoziare. Pare che le condizioni fossero talmente ridicole da essere inaccettabili. Eppure, l'ambasciatore della Repubblica aveva detto si. Quando gli avevano chiesto cosa lo avesse indotto ad accettare una resa tanto assurdamente umiliante e dolorosa, egli aveva risposto che il comandante di quel battaglione di Huleani, meno che una frazione dell'intera armata, aveva mostrato lui le “creature”. Solo degli uomini avevano attaccato le mura di Darokin, con freccia e spada e lancia, e solo di giorni. Se la resa fosse stata rifiutata, disse, il giorno avrebbe visto gli Huleani spargere il sangue dei Darokiniani, e la notte avrebbe visto incantesimi e bestie assalire le mura, strisciare dentro la città, mangiare gli abitanti nelle loro dimore notturne. Scaglie e code, artigli e zanne, squame e  lingue forcute, pungiglioni e denti gocciolanti veleno sarebbero state la ricompensa per un rifiuto. </p>

<p>Dopo l'annuncio della resa, qualcuno chiese la testa dell'ambasciatore, ma i bene informati dissero che egli sapeva bene quello che faceva. Non era stata dunque solo la compassione per i suoi concittadini a dettare il suo gesto. Egli era a parte di qualche segreto, e sembrava stesse puntando tutto su di esso. Quel segreto aveva un nome. Ulrich von Maatsch, Cugino di secondo grado del Re Stefano I, sovrano del neonato regno di Karameikos. Scoprimmo dopo che von Maatsch aveva versato sangue e oro a Specularum per essere sicuro di essere lui e nessun altro il campione investito del privilegio di salvare Darokin. Campione del Re, a lui era andato il comando assoluto e si era lanciato in una avventura folle. </p>

<p>I due eserciti, di Darokin ed Hule, erano formalmente schierati sulla piana davanti alla città. Per sancire la resa, si sarebbero dovuti incontrare a metà strada e i signori di Darokin si sarebbero dovuti inginocchiare davanti al comandante Huleano. Proprio allora, al segnale per avanzare, la terra aveva iniziato a tremare. Solo una cosa sulla terra, che non fosse un Dragone, poteva creare quel suono: la cavalleria pesante. Mille lance erano apparse sul colle verso Elstrich. Cinquanta stendardi con il simbolo delle due mani in arme che impugnavano la spada, simbolo dei von Maatsch. Ed Ulrich stesso. Il “Dio Della Morte”, il “Guardiano dell'Aldilà Huleano”, il “Caos Assassino”, la “Furia Omicida”. Ormai i soprannomi che si era guadagnato quel giorno si contavano a dozzine. La carica delle lance al suo comando fu tremenda ed irresistibile, eppure che cosa potevano fare mille cavalieri contro le migliaia di Huleani schierati? Senza la sorpresa, ben poco. </p>

<p>Fëaringel scoprì poco dopo che gli esploratori degli elfi di Alfheimr, di comune accordo, avevano preceduto l'armata di Ulrich per prendersi cura delle spie e delle avanguardie Huleane nascoste tutto intorno a Darokin, pronte ad avvertire dell'arrivo di ogni tipo di rinforzo. Frecce e coltelli, nella notte, avevano stroncato silenziosamente la vita di quasi cento osservatori al servizio del Signore dei Nomadi. I mezzuomini delle cinque contee, da sud, si erano occupati di quei pochi osservatori sfuggiti agli elfi. Alle lance pesanti seguirono nugoli di dardi e strali da nord, ed una sortita della guardia di Fort Nell, galvanizzata dall'arrivo di Ulrich. </p>

<p>Non fu una vera vittoria, perché il comandante Huleano non  era stupido. Impreparato, non diede nemmeno battaglia e si ritirò in buon ordine cercando di contenere le perdite. Hule doveva sembrare invincibile, sempre. Qualche morto tra i suoi se lo poteva permettere, e sarebbe stato presto dimenticato. Una epica battaglia campale, anche se vinta, non gli avrebbe portato alcun vantaggio. </p>

<p>Sta di fatto che von Maatsch era arrivato, ed aveva vinto la giornata, ed aveva messo su un bel campo, ed i suoi cavalieri cantavano e bivaccavano, e si vantavano di aver salvato la città di Darokin, e lo facevano pesare ad una guardia cittadina già provata e col morale a pezzi. Una potente forza militare, quella di Ulrich, da tenersi buona fuori città. Difficile, a tratti, non vederla come una minaccia. Chi poteva dire quanto assetato di potere e bottino fosse Ulrich? E se avesse voluto saccheggiare la città? Chi glielo avrebbe impedito? Non sarebbe stata la prima volta che i salvatori si trasformavano dal giorno alla notte in carnefici. I signori di Darokin avevano il loro bel daffare a placare la sete di Ulrich con doni, feste, onorificenze e allori. </p>

<p>Eppure non potevo credere che gli lasciassero fare quello che avevamo visto attraversandone il campo. A tal punto lo temevano o erano indebitati con lui? Al punto che la civilissima Darokin guardava dall'altra parte quando fuori dalle sue mura regnava la barbarie? I prigionieri Huleani, più di cinquecento, li vedevamo in fila, inginocchiati e legati per il collo da corde e bastoni. Macellati come bestie, come vacche al mattatoio. Decapitati a colpi d'ascia, o la testa sfondata da colpi di azza, i capi che rotolavano in una cesta ormai stracolma. L'odore del fuoco e del fumo e della carne cotta, l'odore dell'orrore e del sudore e del panico, mentre venivano spunti a colpi di lancia e frusta in una fossa piena di olio nero ed ardente. Legati a dei pali e sgozzati come capretti, o fatti bersaglio di frecce e quadrelle, che raramente uccidevano al primo colpo. Quello che descrivemmo a Ronald lo fece rabbrividire, persino lui che aveva tempra di Nano. Un mattatoio, una regno di sangue e morte, governato dal Campione del Re. Cosa voleva dimostrare? A chi voleva mettere paura? A Hule, o alle persone che aveva salvato? Quale che fosse la sua idea, Fëaringel riferì che gli elfi lo disprezzavano almeno quanto lo tenevano in stima immediatamente dopo la battaglia in cui si era coperto di gloria.</p>

<p>Come poteva quell'uomo essere un simile barbaro? Il Maestro Hardin ci aveva messo in guardia, ci aveva detto di non fidarci della sua apparenza gioviale e spensierata, eppure la sua cordialità sembrava genuina, ed i suoi uomini lo adoravano come una divinità paterna e benigna. Lo avevo visto, nel suo campo, addestrare con severità il figlio tredicenne di uno dei suoi sergenti, e subito dopo trattare il bimbo con dolcezza, incoraggiandolo ed assicurandosi di non averlo ferito. Aveva una stretta di mano solida e calorosa, e gli occhi blu scuri non erano affatto malvagi, anzi. </p>

<p>Invitati al suo campo, a parte di alcune delle sue idee sul suo futuro a Darokin, eravamo lì come messi della Repubblica, e temevamo per la nostra vita, perché avevamo visto come von Maatsch si liberava degli ostacoli. Lo avremmo seguito in profondità nelle linee nemiche, per fare la nostra parte, per catturare i traditori che avevamo infine scovato in seno alla Repubblica, e non sapevamo se ne saremmo usciti vivi. Prima di addormentarmi, mi chiesi se Ulrich non fosse l'ennesimo folle che aveva sopravvalutato le sue possibilità, che per fama di gloria avrebbe tentato di vincere la guerra da solo, o se invece non fosse più furbo di così. Molto più furbo.</p>

<p>Gli occhi mi si chiudevano, sopraffatto dal sonno arretrato, accumulato in giorni di viaggio nelle Terre Selvagge e in notti di indagini a Darokin. Il rifiuto per l'orrore che avevo visto e per il futuro incerto della bella Darokin ebbero il sopravvento e mi tuffarono in un lungo oblio. Eppure, per un attimo, tra la veglia ed il sonno, ricordo di aver intuito qualcosa. Qualcosa che non avevo nemmeno immaginato prima; divenni veramente consapevole che da Ulrich avevamo più da temere che da guadagnare. La risposta era stata in cielo tutto il tempo, tra le stelle, in piena vista poco prima dell'alba. Quella stella che aveva preso a brillare così intensamente in quei giorni, di colpo. Un corpo celeste che aveva alterato la sua traiettoria, diceva quell'astrologo. Presagio di sventura? Forse. Oppure? Oppure semplicemente quello che avremmo dovuto capire giorni fa. Era apparso, con la sua soffice luce color indaco e viola scura, in una costellazione precisa. Il Basilisco. </p>

<p>Come dicono i guerrieri del Nord? La morte di chi uccide il Basilisco. Se lo si trafigge con la spada, il suo nero sangue corre su, lungo la lama, ed uccide toccando la mano. E' una storia, una storia con la morale, ed era scritta nelle stelle  ormai da giorni. Chiunque può prepararsi ad affrontare una forza che vede. Ti insegna che devi aver paura, perché c'è una morte in agguato, una morte che non puoi vedere arrivare. Provare ad ingannare Ulrich sarebbe stato come uccidere un basilisco. </p>

<p>Forse ce l'avremmo fatta, ma avremmo pagato con la vita, perchè molto era ciò che ignoravamo sul suo conto...</p>]]>
      
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    <title>Il talento, secondo l&apos;Imperatrice.</title>
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    <summary type="text/plain">Eriadna si chiuse la porta alle spalle. Il &apos;click&apos; della serratura la rassicurò, segnando la fine di una giornata che durava da più di novantasei ore. Stordita al limite dello svenimento dalla stanchezza e dalle preoccupazioni, si appoggiò un attimo...</summary>
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      <![CDATA[<p>Eriadna si chiuse la porta alle spalle. Il 'click' della serratura la rassicurò, segnando la fine di una giornata che durava da più di novantasei ore. Stordita al limite dello svenimento dalla stanchezza e dalle preoccupazioni, si appoggiò un attimo alla colonna dell'arco che dava sulla terrazza. Non c'era nulla su cui sedersi, ed il suo divano si trovava dentro la stanza, a pochi passi. <br />
<i>“Un ultimo sforzo... e niente magia, sono a secco”</i>, pensò, mentre le si annebbiava la vista. Afferrò il divano per uno dei braccioli, ne sentì il peso, e lanciò una silente maledizione al falegname che lo aveva fatto in legno massiccio e ai Conti di Corran Keep, che l'avevano ridotta in questo stato. <i>“Tutti... seguendo... i miei... ordini... peraltro”</i>, brontolò tra uno strattone e l'altro. Il pesante mobile, che normalmente veniva spostato dalla magia o da un paio di robusti servitori, fece un rumore infernale mentre l'Imperatrice del più grande impero di Mystara se lo trascinava in terrazzo. Non avrebbe sopportato la vista di nessuno, oggi; aveva deciso di addormentarsi sotto le stelle e ci sarebbe riuscita. Soddisfatta ma sul punto di cadere giù dalla terrazza per lo sforzo, si accasciò pesantemente sul cuscino, sedendosi e poi lasciandosi andare lunga e distesa. Persino alzare i piedi da terra per distendere le gambe le costò una fitta di dolore. </p>

<p>Riprese conoscenza forse qualche ora dopo. Le stelle della nuova notte finalmente erano sorte, e l'aria era diventata fresca ed umida. Il breve sonno l'aveva in parte rigenerata, e da tempo aveva imparato a spremere ogni grammo di energia anche da brevi pause, ma la spossatezza che sembrava le avesse riempito le ossa con una colata di piombo era ancora tutta lì. </p>

<p><i>“Le stelle sopra Sundsvall. Dove altro brillano con uno splendore pari a questo?”</i>, si chiese, sorridendo ad occhi chiusi. <i>“Domani sarà una giornata lunga, come sempre, ma almeno ora ho un nemico in meno di cui occuparmi”. </i></p>

<p>Il rettore della scuola di Demonologia ed Evocazioni. Se lo avesse lasciato fare prima o poi si sarebbe trovato con chissà quanti altri sostenitori. Certo, li avrebbe anche potuti far arrestare tutti, o peggio, ma non voleva essere certo ricordata come una tiranna dai posteri. Posteri parecchio lontani, peraltro, perché lei sarebbe rimasta al potere per molto, moltissimo tempo ancora. Anche arrestandoli tutti, avrebbero fatto troppo danno. La guerra stava andando bene, e la defezione di Karameikos, ora un regno e non più un granducato, le aveva alzato il morale non poco. Aveva goduto come poche altre volte quando Teldon si era presentato al suo cospetto per negoziare i termini della neutralità del nuovo regno. I separatisti, con la loro ossessione per mollare tutto e sigillare Alphatia da ogni influenza esterna, avevano la testa in una torre d'avorio, un luogo irreale dove la vera popolazione di Alphatia non sarebbe mai potuta sopravvivere, anche con tutta la magia del multiverso. Era giunto il momento di far fare un balzo in avanti alle operazioni del conflitto, colpendo Glantri ancora più duramente, e non certo perdendo tempo dietro a secessioni interne. <br />
E poi la guerra era ben più importante di quanto molti sospettassero. Vi erano delle potenze all'opera, ormai era chiaro. Almeno tre schieramenti. L'Anello di Fuoco, che sosteneva Alphatia, La Compagnia delle Stelle, che operava dietro Glantri, gli Heldann e Thyatis, e la Fratellanza delle Ombre, che evidentemente cercava solo di aumentare il danno reciproco che le prime due tentavano di infliggersi. Ma perchè fare ciò? Sapeva del Consiglio Anti-Intrusione di Pandius, che impediva agli Immortali di usare direttamente i loro poteri su Mystara, e sapeva anche che ognuno dei primi due gruppi voleva qualcosa, qualcosa che stava nascosto da qualche parte a Mystara, forse a Glantri o ad Alphatia stessa. Lo voleva per usarlo, o per distruggerlo, e stava usando i suoi eserciti di fedeli per arrivarci fisicamente. Di cosa poteva trattarsi? Non vi era ancora alcun indizio al riguardo, ma presto ne avrebbe saputo di più. Presto, molto presto avrebbe dovuto sferrare un'offensiva seria, perché non c'era modo di prevedere quali mosse gli Immortali avrebbero effettuato per vincere, e più la guerra andava avanti, più i loro assurdi giochi di magia e potere potevano scappar loro di mano. L'unica cosa sicura era che anche gli umani avrebbero avuto qualcosa da dire. </p>

<p><i>“Non siamo semplici pupazzi. Senza di noi, la guerra non la fate. Potenti burattinai, presto vi chiederò il giusto compenso per aver fatto finta che mi importi davvero qualcosa di distruggere Glantri. Mi basterebbe mettere le mani solo su di te, Etienne d'Ambreville. Non dovrei nemmeno usare la magia, vecchio arrogante scopettone raggrinzito. Ti metterei le mani intorno a quel collo rugoso e snap! Te lo spezzerei come un sedano”</i>.</p>

<p>Vecchio... ma era poi davvero più vecchio di lei? No, difficilmente poteva esserlo.</p>

<p><i>“Decrepite teste bianche, sarete la mia rovina” </i>, sospirò, pensando a quanto ci fossero andati vicini con l'Arcimago Sandall. Un bel colpo ai separatisti, ora dispersi e senza un capo, ma quanto avevano rischiato. </p>

<p><i>“Eppure pensavo di aver calcolato tutto. Erano quasi usciti dalle mie prigioni più sicure, e sono chiaramente sotto il controllo di Sybaros. Avevano tutte le carte in regola, ed hanno quasi mandato fallito il mio piano, e non solo quello...”</i>.</p>

<p>Un mago potente, e pieno di risorse. Meno di uno qualunque degli stregoni al suo servizio, ma più fantasioso, e di certo senza tanti scrupoli. Un combattente che viene da Lhynn, ed impugna una sa-shull, per di più. Un elfo, che non si rende nemmeno conto di cosa può fare. Tremendo con la spada, coraggioso al limite della pazzia. Ed un ladro. Era stata quella la chiave di volta che era crollata, secondo Eriadna. Riascoltando il racconto dalle loro stesse menti, aveva capito che gli eventi gli erano sfuggiti di mano. Aveva dato loro sette giorni, convinta che fossero troppo pochi, che li avrebbe messi di fretta, e quelli avevano fatto tutto la prima sera, senza il ladro. Il talento, evidentemente, quel talento specifico, non ce l'avevano. Raccogliere informazioni, gironzolare sotto falsa identità, farsi un'idea della situazione, controllare spostamenti, infiltrarsi nelle ombre. Forse il compito era al di là della loro portata da subito. La paura che, giustamente, circonda la scuola di Evocazioni, doveva averli indotti ad agire troppo presto. Impreparati, si erano letteralmente suicidati, ed avevano provato a risolverla con le armi e la magia, in una stanza con un Arcimago e quattro o cinque dei suoi più potenti assistenti! E senza avere al fianco le loro armi ed i loro oggetti magici! </p>

<p><i>“Non riesco a non pensare che sia successo perché Moran non era con loro. E' un elemento essenziale del gruppo. Mi sembra chiaro che oltre ad avere le doti di una buona spia, ha il talento del moderatore. Anche Hierax poteva farcela, ma è un solitario, e manca di iniziativa. Va avanti nella vita ed affronta ciò che trova volta per volta”</i>.</p>

<p>Ma come avevano fatto a lasciare la facoltà? Era chiaro che Fëaringel aveva dei talenti nascosti. Era certa che fosse stato lui a portarli fuori da là, e che grazie a lui avevano scoperto il suo segreto. Per fortuna che, in buona fede, avevano pensato fosse una minaccia al palazzo. Come potevano immaginare? </p>

<p><i>“Le Ombre. Sono passati per le Ombre... E lo hanno visto”</i>.</p>

<p>Estrarre i ricordi dalle loro menti, e sostituirli con una serie di ricordi nuovi, non era stato facile. Quattro memorie diverse dovevano combaciare in un insieme coerente. Ci sarebbero stati degli errori e delle incongruenze, presto o tardi, ma con un po' di fortuna la loro coscienza li avrebbe riassorbiti, ed accettati. Ora il vecchio Sandall era al sicuro, vestito con un simpatico pigiamino bianco in una cella nascosta in un semipiano dell'Eterea, e ci sarebbe rimasto per qualche mese. </p>

<p><i>“Per fortuna quando ho mandato loro lo Arashi ho inserito una chiave di sicurezza. Senza di essa accedere ai loro ricordi sarebbe stato ancora più arduo. Da sola, per giunta...”</i>.</p>

<p>E a chi avrebbe potuto chiedere aiuto per una cosa del genere? Troppi segreti, troppe informazioni. Avrebbe dovuto fare una strage di testimoni se avesse chiesto assistenza. </p>

<p><i>“Sono ottimi combattenti, e il loro destino è uno di quelli pericolosi. Li terrò d'occhio, perché potrebbero davvero essere legati a me, nel futuro, ma non li assolderò più, non come spie, non ci sono proprio tagliati...”</i>.</p>

<p>Le palpebre le si stavano facendo sempre più pesanti, ed iniziavano a scendere sugli occhi del color del cobalto. La notte non era ancora a metà del suo corso, quando l'Imperatrice Eriadna la Saggia si concesse la prima vera dormita ristoratrice in molte settimane. Subito prima di sprofondare nell'oblio, alzò lo sguardo e fissò la guglia del palazzo imperiale. Lui era là, le sue spire arrotolate intorno a tutta la città, la sua testa sopra di lei, le mascelle giganti spalancate che assaggiavano l'aria circostante. Invisibile a tutti tranne che a lei, la Bestia avrebbe vegliato sul suo sonno, per molte notti ancora.</p>]]>
      
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    <title>Destinazioni</title>
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      <name>Hierax</name>
      
      <email>heimdal@virgilio.it</email>
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      <![CDATA[<p>Il sole del mattino di primavera splendeva tra gli alberi, e nell'aria ancora fresca dell'alba Hierax meditava, mentre a cavallo percorrevano la strada che dal monastero dell'amico Tassadar li avrebbe portati fino a Sundsvall. Da qualche giorno avevano intrapreso il viaggio, e in quei giorni le ombre del futuro oscuravano il cuore e i pensieri del mistico di Lhynn. Le cose si erano complicate un po', e in una maniera che sinceramente non si aspettava (o forse aveva sperato di evitare), ed era giunto il tempo di scegliere le prossime destinazioni.</p>

<p>Sundsvall. Non avevano mai avuto realmente scelta se tornarci o no, se accettare l'invito ricevuto o diventare degli indesiderati (o magari ricercati) nell'impero di Alphatia; in ogni caso, pur essendo tutti e quattro d'accordo per andarci, Hierax non era per nulla tranquillo, e sapeva che nel cuore dei suoi compagni c'erano gli stessi dubbi. In teoria, per una volta, non avevano niente da nascondere, anzi, si erano comportati eroicamente e da loro era dipesa la salvezza di altri soldati del'armata alphatiana, ma più si avvicinavano alla capitale più sentiva odore di bruciato.</p>

<p>Sybaros. Per un attimo, quando avevano ricevuto la convocazione, gli era passato per la testa di rifugiarsi presso l'Inquisizione ierendiana, e prendere tempo, ma poi aveva realizzato che chiedere ospitalità a Nemrodus non li avrebbe protetti per sempre dall'Imperatrice e avrebbe aggiunto un ulteriore "favore" che, ne era certo, l'Arcinquisitore si sarebbe fatto restituire con gli interessi. E poi, in fondo, non dovevano temere Alphatia...oppure si?</p>

<p>Lhynn. Da molto tempo ormai non aveva più viaggiato nella sua terra, e mentre si trovavano nel Mondo Cavo, oppresso da quel cielo come da un tetto troppo basso, aveva sperato di tornarci presto, desideroso di avere notizie dal suo amico Siden (non si sarebbe mai abituato a chiamarlo Leander), di respirare l'aria della sua costa, di ritirarsi ancora una volta a Khalpen per ritemprare il corpo e lo spirito. In fondo, a Lhynn sarebbe stato al sicuro, e dubitava che i suoi nemici (non si illudeva di non averne più) lo avrebbero potuto trovare a breve, ma non poteva mettere a rischio la sua terra, che ancora era lontana dalla stabilità interna..si rassegnò, ci sarebbe andato più avanti, in un periodo più tranquillo..</p>

<p>Sigil. Come posto dove ritirarsi per qualche tempo non avrebbe potuto trovarne uno migliore, così vicino ma così lontano da dove si trovava ora, e protetto dalla legge più forte e inflessibile che si potesse immaginare, la legge non scritta della Signora del dolore; tuttavia, per i suoi compagni non sarebbe stato lo stesso, e in ogni caso sarebbe stata solo una tregua, mentre Thyatis e Alphatia muovevano guerra, mentre bruciavano i templi di Asterius, mentre qualcuno tramava per riportare alla vita Lord Hedric, mentre il Signore dei nomadi del deserto avanzava verso oriente, mentre il Corran Keep rimaneva ancora un volta al suo destino..troppe cose per allontanarsi tanto.</p>

<p>E poi, c'era qualcos'altro. Un'ombra che inquietava il suo spirito da molto tempo, a volte coperta da ombre più grandi, a volte unica macchia oscura in una giornata di sole, come su quella strada per Sundsvall, il sottile brivido di Vaiga sulla sua schiena, il pensiero della spada dell'elfo, i ricordi del mondo delle ombre, il dubbio su chi o cosa allertasse la spada, la paura che Narbeleth non fosse la sola risposta, i cambiamenti nell'amico e compagno, apparentemente innocui ma altrettanto inspiegabili, la sensazione che non a caso si era unito ai conti di Corran Keep, e che Gowan fosse stato come un barattolo di vetro che stava per cadere dalla credenza in una casa che, si accorgeva solo ora, stava per crollare per un terremoto..</p>

<p>Si scosse. Si stavano fermando per una sosta. Strinse lo Skreel nel pugno, e nell'animo chiese aiuto.<br />
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