The Corran Keepers

Le avventurose imprese di un quartetto di eroi sul mondo fantasy di Mystara.

12.04.05

La maledizione del bardo

Caro Jeddarin,

posso rispondere solo adesso alla tua missiva.
Sono contento che le cose al Corran Keep procedano nel verso giusto, e credo che molto sia anche per tuo merito: voglio ringraziarti, a nome di tutti, per l'infinita pazienza con cui svolgi i compiti che ti sono stati affidati, per i quali riceverai una gratifica e un periodo di riposo non appena rientreremo a Elegy.
Voglio raccontarti un episodio curioso, sperando che possa regalarti un momento di ilarità in mezzo a tutte le incombenze di amministrazione del Corran Keep.

Pochi giorni or sono, Hierax ed io siamo stati in un villaggio sulla costa dell'Isola dell'Alba, a un centinaio di miglia dal monastero, dove i monaci si recano periodicamente per fare scorte e per la corrispondenza. Hierax ed io abbiamo chiesto di far parte della scorta della carovana per sgranchire le membra intorpidite dal'ozio e visitare un posto nuovo.
Al villaggio abbiamo incontrato una nostra vecchia conoscenza, un bardo giramondo e poliglotta di nome Ossian, un Umano, che ogni tanto fa visita al monastero per raccontare le vicende del mondo conosciuto.
Ossian ha scritto anche alcune canzoni sulle nostre gesta, e molte ci auguriamo ne scriverà in futuro.
Costui è dotato di mani dalle dita lunghissime, con cui riesce addirittura ad afferrare un bicchiere tenendolo tra le due falangi del dito indice e del medio, e gesticola molto quando parla, ma è alquanto maldestro in alcuni movimenti, quasi le sue lunghe estremità gli siano di intralcio.
Questa sua caratteristica e un accadimento di alcuni anni fa gli hanno fruttato una nomea alquanto bizzarra, che le superstizioni degli sciocchi hanno presto tramutato in leggenda.

Un oste di La Soglia, famoso per il vino annacquato della sua mescita, fu oggetto dello scherno di una canzone di Ossian che ne decantava le gesta non proprio onorevoli, composta e cantata davanti a un folto pubblico di avventurieri.

Da bardo vizioso
la sete placavo
un vino dubbioso
beato scolavo
e giù e giù
il fluido ingollavo
inganno o virtù?
la testa non casca
leggera vieppiù
pozione assai lasca
e alquanto fallace
ma l'oste già intasca
il bronzo fugace
"Buon uomo", mi appello
"è un vino mendace?"
la man nel borsello
più rosso del vino
scoperto il tranello
sta l'oste meschino.

L'oste infuriato per le accuse e le risate dei numerosi avventori lanciò su di lui una bestemmia: che in futuro il bardo non avrebbe potuto bere tranquillo un bicchiere in compagnia senza versarsi il contenuto addosso o sulle vesti di qualcuno.

Ordunque, l'altra sera Hierax, Ossian ed io ci trovavamo in una taverna del villaggio sulla costa, mangiando dell'ottima zuppa di farro e castagne, salsiccia con patate e bevendo birra a volontà. Ridevamo allegramente delle avventure vissute, fornendo peraltro molto materiale al bardo per le sue canzoni.
Nel tavolo vicino al nostro, alle spalle di Hierax e in fronte a Ossian, stava seduto un giovane pellegrino con alcune fanciulle, nessuna delle quali degna di attenzione, per carità, giunti ormai alla fine della loro cena. Ossian ci raccontava uno dei tanti episodi che aveva vissuto durante la sua permanenza a Thyatis, gesticolando a suo modo sopra il tavolo imbandito e condendo ogni parola con l'enfasi che è propria dei suoi trascorsi da attore.
Incautamente, e certo non conscio del fatto che le leggende hanno sempre un fondo di verità, ho versato la birra a tutti per un ultimo brindisi, proprio nel bel mezzo di un racconto. Ossian, nell'enfasi... non saprei come descriverlo... ecco... ha lanciato le sue lunghe mani dal petto verso il tavolo... capisci, con un movimento ad arco... proprio nel momento in cui i boccali erano colmi fino all'orlo, proiettando il suo contro quello di Hierax, e spedendo il contenuto di entrambi i boccali sulla veste e sulla stola della fanciulla seduta alle spalle di Hierax!
Hierax è scoppiato in una risata fragorosa in faccia al bardo mentre questi si prodigava in imploranti parole di scusa nei confronti della ragazza.
Il gruppo di giovani non ha avuto alcun motto di stizza né ha azzardato alcuna protesta nei nostri confronti, non saprei dire se per animo buono o per soggezione. L'unica frase che hanno pronunciato mentre andavano via è stata a proposito dei nostri accenti, per dirci che anche lei, la ragazza inondata dalla birra, era di Karameikos.
L'unico fatto degno di attenzione del resto della serata è la debole protesta di Ossian sul fatto che i giovani avventori non se ne fossero andati via due minuti prima di essere inondati.

Su richiesta di Ossian, non abbiamo raccontato niente a Rin Galen e Moran. Anche perché, da quando si è messo in testa di comporre delle canzoni sulle nostre avventure, anche Moran nelle locande versa pericolosamente birra e vino addosso a noi e ai vicini di tavolo.
Permaloso com'è, non vorrei che pensasse che stiamo parlando di lui...

Un cordiale saluto

Fëaringel


Vergato col sangue da | 12.04.05 18:36