In viaggio senza utilizzare la magia. Potrebbe essere pericoloso usare l'incantesimo "Viaggiare", soprattutto quando si vuole arrivare con discrezione. Non è mai conveniente avere gli occhi addosso quando si vuole fare passare inosservati.
Il tempo è pessimo, da una settimana piove a dirotto, e quando non piove, c'è un vento freddo che entra nelle ossa. In molti punti il cavallo cammina con difficoltà, con i sentieri ridotti ad un pantano. Smontare dalla sella e camminare con la melma che mi arriva alla vita non è per niente piacevole. Spesso il passo è così lento che non riesco ad arrivare per tempo in qualche locanda o fattoria per la notte. Ed accamparsi in queste condizioni non è per niente facile.
Ho dovuto attraccare nella baia di Malpheggi ed attraversare la palude, con i suoi pericoli. Per far perdere le tracce mi sono diretto verso Darokin, ed ho capito di essere entrato nei territori della Repubblica con un paio di giorni di ritardo. Sembrava di essere ancora dentro le paludi, tanto fango e acquitrini ho dovuto attraversare nel mio cammino. Cambio percorso, diretto ad est. Spero che se qualcuno sta seguendo i miei movimenti, nel frattempo abbia perso le mie tracce e si convinca che sto andando da Moran.
Ormai la barba è lunga e i capelli in disordine. Sono arrivato in una fattoria isolata, e visto il mio aspetto non mi volevano ospitare. La vista del vile denaro è servita a darmi un pasto, un tetto sopra la testa per dormire e una tinozza di acqua calda per lavarmi. Non ho osato radermi completamente, però l'ho aggiustata con cura. Finalmente sono presentabile. Quando mi hanno visto ripulito, i proprietari della fattoria hanno iniziato a trattarmi con maggiore rispetto. E visto che non si stava male, ne ho approfittato per trattenermi per un paio di giorni per recuperare le forze mie e del cavallo. Compro un po' di provviste e mi rimetto in viaggio: la distanza da fare è ancora tanta, e da solo ci potrebbe volere più tempo.
Finalmente trovo qualche giornata di bel tempo e terreno solido. Cerco di camminare spedito.
Trovo un caravanserraglio e mi unisco a loro. La destinazione è la stessa, e dovrei riuscire a nascondermi agevolmente. Mi chiedono di pagare la compagnia, e per non far vedere che la mia scarsella è gonfia di monete, mi presto a lavorare. Qualche trucchetto per lo spettacolo posso sempre metterlo in piedi.
Nonostante i carri il passo è abbastanza spedito. Quando ci avviciniamo a qualche villaggio abbastanza grande viene messa in piedi un'esibizione, e fin'ora la gente si sta divertendo molto. Addirittura i commercianti che ci precedono nel cammino preannunciano il nostro passaggio. Devo ammettere che mi sto divertendo.
Finalmente Thyatis! Mi accampo con la compagnia ai margini della città. Ancora non hanno ottenuto il permesso per tirare su le tende per il vero spettacolo. Io ormai sono considerato uno di loro e muovermi in città è facile.
La mia casa. È ancora in piedi. Da quando è stata requisita all'inizio della guerra con Alphatia non ci ho messo piede. Ormai la piccola guarnigione che si era stanziata non c'è più. I danni subiti dalla casa sono stati riparati, e a che prezzo. Ho dovuto usare i miei contatti per fare tutto con discrezione. Sembra tutto a posto.
Mi tocca aspettare una notte senza luna per avventurarmi.
Finalmente l'attesa è premiata. La notte è piuttosto buia, il piccolo spicchio di luna è velata da una spessa coltre di nubi. Sembra che debba riprendere a piovere. Speriamo che non si alzi il vento.
Faccio un giro in varie locande per farmi vedere in giro. Mi reco nel quartiere del vecchio porto, i pugnali nascosti, ma pronti all'uso. Qualche ragazzotto cerca di provocarmi, ma lo rimetto in riga. Finalmente al vecchio porto. Mi incammino tra i ruderi, fingendomi ubriaco. Non c'è nessuno in giro, ne sono certo. Vado alla ricerca della scalinata che sale nel promontorio che domina il porto. L'ho trovata, è ancora in piedi, seppure ben nascosta nella roccia. Salgo i ripidi gradini, e causa il buio, in alcuni tratti corro il rischio di cadere.
Arrivo alla fine della lunga scalinata dietro la mia casa. Se non si sa dov'è, è quasi impossibile individuarla. Mi acquatto in mezzo all'erba. Osservo se ci sia qualcuno. Nessuno. Striscio piano. Avanzo lentamente. Arrivo all'ingresso, i pugnali in mano. Entro.
Aspetto nel buio, trattengo il respiro, e ascolto. Sento delle voci che sussurrano all'interno e una debole luce di una lanterna oscurata. Adesso c'è l'urgenza, preparo dei dardi incantati, non si sa mai. Avanzo lentamente cercando di evitare rumori, e ascolto. Mi sporgo e osservo: due balordi con un mucchietto di oggetti preziosi e monete varie. Spartiscono il bottino di qualche furto. A casa mia!
Forse mi scappa un'esclamazione di sorpresa. Forse solo il caso. Uno dei due si volta di scatto. Mi vede e fa un salto verso di me. Non ho scelta. Lo colpisco con i miei dardi. Si accascia al suolo. Faccio un passo avanti e intimo all'altro di andare via. Ma anche il secondo ladro mi affronta con un pugnale in mano. Io lancio i miei senza pensare. Con il primo lo colpisco in pieno, il secondo va a vuoto. O ho sbagliato mira, oppure è passato sopra al suo corpo mentre cadeva al suolo.
Non ho perso il mio tocco...
Controllo le loro bisacce e il loro bottino. Avevano un bel malloppo. E tra gli oggetti ce n'è uno che semrba magico! Raccolgo tutto, adesso mi appartiene. Non ho tempo per controllare meglio, magari mi sbaglio, dovrò strudiarlo.
Vado in cantina, dove ci sono le botti. Adesso posso usare con calma la magia.
Bene. Nessuno ha cercato di superare la mia barriera magica. Il mio nascondiglio è rimasto inviolato. Entro dentro. Finalmente posso prendere quest'oggetto. E potrò sapere come procedono le cose nell'Istadrunt.
Sono pronto ad andare via, ma prima devo far sparire questi due corpi. Con fatica li getto giù in mare. E li dovessero trovare sembreranno le vittime di qualche rissa da taverna.
Torno all'accampamento. Tutti dormono o sono impegnati nelle loro tende. C'è troppo freddo per rimanere all'aperto a quest'ora. Prendo il mio cavallo, mi allontano al passo, cercando di non fare rumore.
Posso tornare al Corran Keep, anche con la magia. E con due nuovi oggetti con me...
"E così, ha scritto anche a te?" - disse Fëaringel, interrompendosi per mandare giù l'ennesimo boccone di agnello in salsa.
"Certo. Mi è arrivata la lettera pochi giorni prima di partire" - rispose Moran, infilzando sulla forchetta di legno l'ennesimo gambero e accompagnandolo, per buona misura, con un'abbondante dose di riso.
"Hmmmm. Non dico che significhi cattive notizie, però è... insomma..."
"Inquietante? Sì, come sempre. Ma, vista la situazione..."
Fëaringel si guardò intorno. Nel mercato affollato, uno dei più grandi delle Isole Occidentali, era ora di pranzo e una moltitudine di gente di tutte le razze occupava le panche nel cortile all'aperto, dove una fila lunghissima di chioschi serviva cibi provenienti da ogni angolo del Mondo Conosciuto. Bronzei abitanti del Sind si rimpinzavano di piccanti spiedini di Minrothad, accanto ad alti Norreni di Soderfjord che divoravano miscugli di carne e verdure conditi con spezie orientali, forse Alphatiane. Persino Fëaringel, malgrado la statura, i lineamenti elfici e i lunghissimi capelli neri, non spiccava in modo particolare in quella folla eterogenea. Non mancavano Ierendiani e Darokiniani, ma vicino ai due amici non sembrava ci fosse qualcuno particolarmente interessato ai loro discorsi.
"La situazione è che NON c'è una situazione. Non abbiamo la più pallida idea di cosa sia successo..."
"Diciamo che sappiamo cosa è successo, ma non sappiamo perchè, piuttosto" - replicò Moran.
"Giusto - ma comunque, dicevo, se vogliamo decidere di rimetterci in affari, abbiamo bisogno assoluto di informazioni. Non possiamo tornare a Darokin o a Ierendi o a Karameikos e metterci a leggere gli annunci nelle taverne del tipo 'Cercasi avventurieri', no?"
"Non possiamo, infatti. Non con tutti gli scheletri nell'armadio che abbiamo da quelle parti..."
"E allora, comunque vada, dovremo parlarci, con... lui. Poi decideremo se vogliamo tornare in affari o lasciar perdere."
"Ma non possiamo andarci separati, qualunque cosa succeda."
"Però sai che Hierax è a Lhynn e che non pare abbia intenzione di tornare tanto presto..."
"D'accordo, ma avrà ricevuto la lettera anche lui, no? Il nostro... amico, sempresialodato, ha dei metodi efficaci per recapitare un messaggio."
"E allora, quando torni a Darokin, parlane con Rin Galen. Io mi farò vivo appena possibile, non appena i miei impegni giù a Sud me lo permetteranno."
"Nel frattempo, che ne diresti di un'altra birra?"
"Volentieri!"
In una grotta dalle pareti levigate, da qualche parte sotto la torre di Sybaros, una fugura alta e ben vestita stava passeggiando lungo una fila di vasche. Immerse in un liquido denso e opaco, delle forme tozze e coperte di nervature, si muovevano leggermente. La figura alta tese una mano, e grattó con un dito una di quelle forme. Questa si contorse un pó, come se le piacesse. Sembrava il gesto affezionato di un padrone che grattava il suo gattino sulla testa.
"Tu devi essere... Fearingel, giusto?" disse la figura. La creatura, perché evidentemente quella cosa era viva, gemette in risposta. "Ti manca un pó vero? Mi dispiace. Vedrai, presto tu e le tue sorelle li rivedrete. Ormai sono legati a voi, e torneranno a farvi visita. Nel frattempo ci penseremo noi a nutrirvi e guarirvi".
La creatura sembró contenta di sentire quelle parole, e sprofondó lentamente verso il fondo della vasca. Con un sospiro, l'alta figura proseguí la sua ispezione.
Quasi invisibili nelle tenebre che ammantavano la grotta, tante piccole creature si affacendavano a pulire le vasche, a nutrirne gli occupanti con uno strano siero bianco, a curarne le piccole ferite. Al passaggio dell'alta figura si fermavano, per poggiare un ginocchio a terra e fare un cenno del capo.
"Incredibile" disse una voce profonda dal fondo della grotta.
"Prego? Oh, Eccellenza, siete voi" disse l'alta figura, passando rapidamente ad un tono un poco piú deferente.
"Buona serata, amico Rahab. Come vanno le nostre creature?" chiese la voce profonda.
"Eccellenza, rispondono bene alle cure. Le ferite erano gravi, in certi casi. Specialmente quelle del Darokiniano. Non deve essere stato facile assorbirle, per loro".
"Capisco. Fa in modo che si rimettano, ma sopratutto che non soffrano inutilmente".
"Grazie, Eccellenza. Sono felice di sentirvelo dire"
"So che ci sei affezionato. É a quello che mi riferivo quando ho detto 'incredibile' ".
"Anche se non é quello originale, c'é pur sempre un cuore in questo petto", disse Rahab, battendo leggermente sul proprio sterno con la punta del dito.
"Ne sono consapevole..."
"Eccellenza?"
"Sì, Rahab."
"Siete ancora turbato?"
"Ebbene... oh, per tutti i Templi, sì. Sono ancora turbato. A tratti, lo ammetto, sono in collera".
Rahab si tese di colpo.
"Voglio dire," continuó l'Arcinquisitore avviandosi per il corridoio, "non me lo aspettavo. Davvero non me lo aspettavo. Sono in collera con me stesso, per questo".
Rahab si rilassó, e prese a seguirlo. "Sono certo che non intendevano recarvi offesa. Almeno, la maggior parte di loro..." L'Arcinquisitore rise.
"Il mago dici?"
"Sì. Rin Galen aveva comunque degli impegni. Ma sapere che erano in conflitto coi vostri deve averlo fatto ridere di gusto."
"Canaglia umana"disse Nemrodus, senza vera ira nella voce.
"Indubbiamente. Ma una canaglia di talento. O almeno, non siamo riusciti a provare il contrario, finora" ammise Rahab.
Camminando, avevano raggiunto il tempio. Nell'Esagono dello Sciacallo, Nemrodus si arrestó. "É stata una dura battaglia", disse. La statua del Dio Sciacallo lo fissava, affatto benevolmente. "Non vi é questione al riguardo. D'altro canto, era prevedibile che dopo aver passato tanto tempo con noi avessero affari arretrati da sbrigare" convenne il mago.
"Misericordia Rahab, si sono dispersi ai quattro angoli della terra!"
"Lo so."
"E di che si occupano adesso?"
"Ho delle notizie saltuarie da parte dell'elfo, su di loro."
"L'elfo? Di tutti!..."
"Sorprendente vero? Immagino sia perché il suo poco intelletto lo fa sentire perfettamente al sicuro in nostra presenza."
"Rahab..."
"...hmmm... sì, scusate. Comunque mi ha fatto sapere che Moran é impantanato con le sue missioni diplomatiche. Pare sia in continuazione in viaggio tra Darokin City ed il confine delle Broken Lands per trattare con certi capi orchi e rallentare il Signore dei Nomadi del deserto."
"E il Mago? Ha finito quel suo esperimento?"
"Pare di sì, e con gran successo. Ma continua a lavorarci."
"L'elfo?"
"Come dicevo, siamo in contatto. É andato a Wendar a trovare quel certo Ossian."
"Quello che mi ha rovesciato il mio PREZIOSISSIMO Minrothad Vecchi Vigneti selezione del '78?"
"Proprio quello. Sta indagando su casi di corruzione nella capitale. Il solito curioso, immagino."
"Hmmm... resta Hierax. Che mi dici di lui?"
"É quello di cui si sa di meno. Normale, visto dove sta Khalpen. Il Malin é lontano. Comunque é qualcosa che ha a che fare con la ristrutturazione del Monastero."
"Aspetta. Ma nel Malin non c'era quel tempio a cui mancavano le quattro pietre angolari nella torre della Vittoria? Quella a sud..."
"Esatto..." disse Rahab, allusivo "...e non solo. La maga che le stava cercando é ricomparsa."
"TSK! Ristrutturazione. Che serpe...e dire che sembrava un ragazzotto tutto principi ed allenamenti!" L'Arcinquisitore sembrava quasi orgoglioso.
"Queste notizie placano dunque un pó la vostra ira, eccellenza?" chiese Rahab speranzoso. Era in ritardo con gli esperimenti al castello di Elegy, e proprio non aveva tempo per gli sbalzi d'umore di sua Eccellenza.
"Neanche per sbaglio!" tuonó Nemrodus. La stanza si fece un pó piú buia. Rahab, di nuovo, si congeló.
"Non ci posso credere... con tutto quello che succede nel mondo. Con tutto quello che sanno. Con tutto quello che hanno scoperto. Con tutte le avventure che hanno vissuto, e con tutto quello che gli abbiamo insegnato e concesso. Con tutto quello che gli potevamo e volevamo ancora dare!!! Incredibile. Incredibile..." disse Nemrodus.
"Non ci arrivo, Eccellenza."
"Ma Santo Cielo Rahab! Non gliene importa piú nulla! Non ci posso credere. Si sono ritirati, cosí, alla faccia mia. Altro che il Basilisco. È il loro gruppo che é esploso! Un vaso prezioso sbriciolato in migliaia di frammenti!"
Scese un lungo e pesante silenzio. Nemorodus camminava avanti e indietro per l'esagono. Quando pensó che fosse sicuro rompere l'attesa, Rahab parló, con un filo di voce, aspettandosi un altra sfuriata, magari l'ultima di quella interminabile giornata.
"Cosa contate di fare, se posso chiedere?"
"La stessa cosa che ho fatto quando quell'imbranato di un bardo mi ha frantumato la bottiglia di vino d'annata. Si rimettono insieme i pezzi."
"Come?"
"Con la pazienza. Con l'astuzia, se serve. Con la forza, se devo. Con la magia, perfino, se non mi lasciano scelta."
"Non sará facile."
"Se fosse facile lo farei fare a qualcun altro."
Rahab si congeló per la terza volta.
"Signore, sono occupatissimo tra le corazze ferite e il Castello di Zonta... ehm, il nostro nuovo castello."
Nemrodus si voltó si scatto a fissarlo da sopra la spalla. Il verde dei suoi occhi brillava persino dalle profonditá della maschera. Qualche vetro nel tempio tremó un pó. Anche la statua del Dio Sciacallo sembrava a disagio. Dio o non Dio, avrebbe desiderato anche lui trovarsi altrove in quel momento.
"Chiamo subito i miei assistenti" disse il mago, rassegnato.
"Richiama anche Sith. Sono sicuro che ascolteranno la voce della Ragione, nel caso estremo. E fai mandare qui Ashoka, giá che ci sei. Ho bisogno di sgranchirmi un po'..."
"Cominciamo bene!" pensó Rahab, lasciando la sala di gran carriera.
