The Corran Keepers

Le avventurose imprese di un quartetto di eroi sul mondo fantasy di Mystara.

08.04.03

Rapporti di buon vicinato

"Quante notti sono, con questa, che non dormiamo?" - chiese Fëaringel.

"Con ieri notte, sono quattro. Un attacco per notte. Piuttosto metodici, questi bastardi." Moran poggiò il piede sul basso parapetto delle mura e sputò all'infuori.

"È evidente che vogliono logorarci. Impedendoci di dormire, mandando ogni notte un assalto... se davvero volessero attaccare il castello, non manderebbero una dozzina di zombi o di scheletri di cartapesta."

"Non mi sembravano tanto di cartapesta, quelle tre cose che ci hanno attaccato stanotte."

"Beh, ci hanno fatto prendere un bello spavento, lo riconosco, ma i danni sono stati lievi, tutto sommato. Pensa se fossero stati dei veri beholder... saremmo morti una dozzina di volte, a quest'ora."

"Lo so, lo so... ma un vero beholder non starebbe al servizio di un umano se non in circostanze molto particolari, non è così?" Moran si interruppe, guardando pensieroso la spianata ed il limitare della giungla, a meno di mezzo chilometro. "Sai qual è il guaio? È tutto sbagliato."

"Cosa intendi, per tutto sbagliato?" - si accigliò l'Elfo.

"Tutto, tutta quanta questa situazione. Non è roba per noi, questa... non possiamo pagarci una guarnigione abbastanza numerosa da tenere con sicurezza questo castello, e senza guarnigione nessun contadino vorrà venire a vivere da queste parti, e senza contadini niente cibo, niente popolazione, niente di niente. Non siamo tagliati per fare i possidenti terrieri, ecco la verità," - sbuffò Moran - "non ci si addice. Quello che veramente ci serviva, era un buco dove nascondere parte dei nostri tesori, non un castello per giocare a fare i feudatari."

Fëaringel lo guardò, ma non disse niente. "Rimpiango i bei tempi in cui non avevamo altro di cui preoccuparci che la nostra pellaccia, e non avevamo altre proprietà oltre a quelle che ci portavamo appresso, e l'unica preoccupazione era dove saremmo andati a cercare il prossimo ingaggio." - proseguì lo scassinatore. "Se volessimo veramente fare i Conti di Corran Keep, dovremmo stabilirci qui e combattere giorno per giorno per rendere questo territorio meno pericoloso... sarebbe un'impresa di anni, e non ci lascerebbe il tempo per fare nient'altro; ammesso poi che ci riuscissimo, visto che il nostro amabile vicino non sembra un osso molto tenero da rosicchiare. E comunque, semplicemente non possiamo, è tutto qui il problema."

"E allora, cosa vorresti fare? Andarcene? Rinunciare al Conteato? Sarebbe un colpo mortale per il nostro onore, il Re non lo permetterebbe. Non potremmo mettere mai più piede a Ierendi. Non che a me importi molto delle onorificenze di voi umani, ma il clima di queste isole è di mio gusto, e mi spiacerebbe doverle abbandonare per sempre. E poi, dove nasconderemmo tutta la roba che abbiamo giù in cantina?" Fëaringel sogghignò al pensiero. "Coraggio, quando Andros e Woltar saranno qui, le cose andranno meglio. Troveremo un modo per arrivare fino a quel bastardo, vedrai."

"Non lo so" - sospirò Moran. Poggiò il mento sulla mano e ristette, pensieroso, a guardare verso la foresta che iniziava a imbrunire nel crepuscolo.


Vergato col sangue da Moran | 08.04.03 19:19