The Corran Keepers

Le avventurose imprese di un quartetto di eroi sul mondo fantasy di Mystara.

23.12.04

Esca

Darokin, da qualche parte tra la Repubblica ed il confine nordoccidentale del Granducato, in una sera fredda e ventosa di dicembre. L’Accademia della Magia a poche miglia verso valle.
Un uomo stava fermo sul bordo di una scarpata, guardando in cielo.

Niente di niente, solo stelle! Proprio come sospettavamo. Questo è molto grave, e richiede delle contromosse. Non posso procedere senza fornire questa informazione al mio Signore.

Scattò in avanti, prima lungo la scarpata e poi seguendo il sentiero, procedendo a lunghi passi verso il fondo della valle. Piccole e snelle, le torri della vecchia scuola riprendevano vita, lentamente, ancora in ricostruzione dopo gli anni di oblio.
Giunto di fronte al cancello principale l’uomo venne accolto dalla figura minacciosa di un guardiano: un guerriero, rivestito di azzurro acciaio ed armato di picca, alto ed spaventoso a vedersi. Il guardiano si rivolse all’uomo nella lingua della Repubblica, con una voce che non poteva provenire da alcuna gola di umano.

“Straniero, i viandanti ed i vagabondi qui non sono bene accetti. Se non sei qui per dividere con noi conoscenza e potere, volgi indietro i tuoi passi!”.

La sua testa, chiusa in un elmo puntuto, svettava di due palmi al di sopra di quella dello straniero.

“Fammi entrare, servo, non ho tempo da perdere!”. Un sibilo minaccioso, la voce dello straniero era simile al verso del cobra che si prepara ad attaccare. “Intendo incontrare il vostro Gran Maestro immediatamente. Deve fare una cosa per me!”.

“Impudente! Nessuno entra qui se il Guardiano lo proibisce. Chiunque tu sia, l’accesso ti è negat…”

Un bastone era comparso nella mano dell’uomo. Aveva attraversato l’elmo del guardiano bucandolo come fosse di stagnola, sfondando la celata ed andando ad incontrare le parti molli del cranio. La figura in armatura rimase così, appesa alla punta del bastone, senza poter finire la propria frase.

“Tu! Come hai osato attaccare la nostra scuola? Ora la pagherai cara, molto cara!”. Era la voce di un umano, stavolta, a parlare da sopra il portone. Molte figure evanescenti, alte e traslucide, avvolte in spettrali manti, si materializzarono intorno allo straniero. Sembravano vecchi uomini, dai volti disfatti dal tempo, con occhi ardenti di odio e di fame per la carne dei vivi.

“Maghi della Scuola. Prima di sprecare una dozzina di costosissimi spettri, date un’occhiata a questo”. Lo straniero aprì una falda della cappa e ne estrasse un simbolo di un cesello nithiano, grande come un coltello, in argento. Gli spettri si arrestarono di colpo.

“Non morti, giusto?” disse lo straniero. “Ora aprite, che è meglio per voi”.

Il portone si spalancò senza un rumore, mentre gli spettri ritornavano invisibili nel piano delle ombre. L’uomo abbassò la punta del bastone, che aveva sostenuto il peso del cavaliere per tutto quel tempo, facendone cadere a terra il corpo con un rumore assordante di metallo. Una chiazza di sangue iniziò ad allargarsi sotto la gorgiera, imbrattando il pavimento.

“Che cosa volete da noi?”, chiese una figura comparsa nell’androne. Un vecchio uomo che camminava sostenendosi ad un bastone.

“Solo un favore, arcimago. Mi serve una delle vostre sfere di cristallo, per comunicare col mio Maestro”
“Noi non vogliamo avere niente a che fare con la Torre dei Guardiani!”
“Nemmeno a noi interessa frequentare voi accattoni. Se vogliamo che le cose restino così sarà meglio che mi accontentiate, così me ne potrò andare subito. Sto già perdendo tempo, ora, e bada che ti sto usando una gentilezza insolita. Ringrazia la tua età avanzata, o non sarei stato così accorto nei tuoi confronti”.
Mentre parlava l’uomo aveva richiuso il bastone con un click, riponendolo sotto la cappa. Stava avanzando dentro la torre senza aspettare il mago che aveva aperto la porta.
“E sia! Va bene, purché promettiate di lasciarci in pace! Vieni con me, ti mostrerò come metterti in contatto con la Torre”
“Grazie, arcimago. Ma ricorda, noi non promettiamo nulla a quelli come voi. Sperate solo di continuare ad essere inutile ai nostri occhi”

“Maestro, la Bestia non è più qui, come avevate previsto”

I nostri ragazzi?

“Hanno lasciato la città solo l’altroieri, ma hanno chiesto aiuto qui alla scuola. Aiuto in parte concesso sotto forma di informazione. Niente che già non sapessimo”

Notizie di Delezar?

“Nulla di rilevante. Non ha ancora capito che lo sto cercando, comunque”

Continua così. Useremo il suo odio contro di lui. Cercherà le sue vittime, senza mai stancarsi. Sa che il suo tempo è alla fine. Sa che prima o poi lo abbatteremo, e non vuole morire senza vendicarsi. Questo tuttavia non farà che accelerare la sua scomparsa da questo mondo

“Pensate che siano una buona esca?”

La migliore, come per Vairembre. Dove stanno loro, prima o poi si farà vedere lui. Aspetterà che siano deboli, di certo, e poi attaccherà. E dove sta lui, sta la Bestia. Ricorda, non voglio che muoiano. Hai facoltà di intervenire per salvarli, ma le sa-shull dovrebbero bastare. Quando sarà il momento, attento a Fëaringel e, se le cose precipitano, occupati di lui. Non deve affrontare la bestia nel Mondo delle Ombre. Non ci deve proprio entrare. Anche se lo puoi seguire, là non sei più in grado di affrontarlo.

“Maestro, che accadrebbe se l’elfo dovesse colpire la Bestia mentre si trova sul piano negativo?”

Accadrebbe…la Fine, ed è ancora troppo presto perché ciò avvenga. La Luce Nera non deve risvegliarsi! Comunque ricorda, per l’ultima volta: QUELLO NON E’ UN ELFO.

“Si, maestro”.


Vergato col sangue da | 23.12.04 12:05